Infermieri in uscita, servizi a rischio. La Rsa di Limana: taglieremo le notti
LIMANA. L’allarme lanciato nei giorni scorsi dai presidenti delle case di riposo sulla riduzione dei servizi e dei posti letto a causa della fuga degli infermieri verso gli ospedali si sta concretizzando sul territorio. C’è già, infatti, una residenza per anziani che chiede al più presto, a chi di dovere, la soluzione del problema per evitare il taglio di un servizio importante, come quello infermieristico notturno. Si tratta dalla rsa di Limana.
«Il servizio infermieristico notturno è a rischio cancellazione in casa di riposo a Limana, a causa della mancanza di personale», dice il vicesindaco Edi Fontana che chiede venga trovata una soluzione, visto che la stessa problematica tocca un po’ tutte le strutture sanitarie in provincia, già messe a dura prova dal Covid.
La presenza dell’infermiere notturno è obbligatoria soltanto nelle strutture che hanno posti di secondo livello assistenziale o in caso di presenza di ospiti positivi: situazioni queste che ora non sono presenti nel centro servizi limanese. Quindi, quello attivato a Limana è un’attività in più per garantire una maggiore sicurezza e un’offerta assistenziale di qualità al centinaio di anziani residenti nella struttura.
organico da rinforzare
L’organico, quindi, nella casa di riposo necessiterebbe di essere rinforzato. «Credo sia fondamentale trattare con urgenza questo problema che sta diventando non più gestibile e che fa riflettere sul futuro dei nostri servizi», dice il vice sindaco, che spiega di aver già chiesto di analizzare la questione sia all’interno della Conferenza provinciale dei sindaci lo scorso novembre sia durante la seduta del tavolo del Piano di zona, che coinvolge direttori e presidenti dei centri servizi per anziani. «Non c’è dubbio che a questo punto serve un’azione politica forte in ambito sanitario», riprende Fontana, «per cui abbiamo chiesto un incontro con l’assessore regionale di competenza, allo scopo di descrivere la situazione di grave criticità che le nostre strutture stanno attraversando, anche alla luce del fatto che esse, ormai da tempo, si sono trasformate da strutture di carattere sociale a strutture di carattere sanitario».
E per il vicesindaco starebbe proprio qui il nocciolo della questione. «Se le case di soggiorno per anziani sono diventate dei reparti di lungo degenza, quindi deputate anche al trattamento di patologie di tipo sanitario, va rivista a livello regionale la gestione delle stesse e di conseguenza vanno trasferite tutte quelle risorse economiche e di personale necessarie per far fronte a questi aspetti che stanno diventando sempre più preponderanti in queste strutture».
Il concorso dell’Usl
Fontana afferma che per la copertura di posizioni vacanti a tempo indeterminato, l’Usl ha proceduto, pur legittimamente, ad avviare l’assunzione massiva di tutti e 103 i candidati in graduatoria, ma «senza alcun preavviso alle strutture socio sanitarie del territorio, che sono il principale bacino di provenienza dei professionisti in oggetto». Procedure che avevano già messo in difficoltà i centri servizi per anziani. «Inoltre», prosegue Fontana, «è risaputa la reale impossibilità di trovare sostituti già formati nel territorio, o comunque disponibili a trasferirsi da altre regioni. La situazione è drammatica. E stiamo vedendo gli effetti di una programmazione formativa sbagliata in cui non si è tenuto conto delle esigenze dei territori. Limana compreso».
Il grido disperato
«Molte case di riposo si troveranno già a partire da febbraio nella condizione di non poter erogare l’assistenza sanitaria a tutti i propri assistiti. Nella struttura di Limana stiamo pensando di togliere il servizio infermieristico notturno per poter rispettare, nel corso della giornata, gli standard minimi richiesti dalla legge regionale 22/2002. E tutto questo avrà ricadute anche sul sistema sanitario ospedaliero», sottolinea ancora l’amministratore comunale.
Alla “Testolini” di Limana, il Comune aveva notificato il mese scorso che i decessi di ospiti positivi al Covid erano stati dieci e che la gran parte presentavano gravi patologie preesistenti o che si trattava di soggetti in fase terminale di altre malattie.
L’ipotesi avanzata da Fontana sarebbe l’assunzione di infermieri da parte della sanità per poi distribuirli dove più servono. «Ciò significherebbe riconoscere che le case di soggiorno sono diventate centri sanitari e non più solo sociali», conclude. —
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