L’auto sbanda e finisce contro il guardrail: muore a 44 anni in tangenziale a Mestre

Schianto fatale con il guardrail della tangenziale di Mestre, muore sul colpo il quarantaquattrenne Alberto Pinton. Ancora da accertare le cause

Edoardo Fioretto
L'automobile coinvolta nell'incidente
L'automobile coinvolta nell'incidente

Schianto fatale con il guardrail della tangenziale di Mestre, muore sul colpo il quarantaquattrenne Alberto Pinton. Originario di Dolo ma residente a Pianiga, era alla guida della propria Fiat Panda quando martedì 11 agosto, intorno alle 8.40, ha colpito le barriere di metallo che costeggiano l’ingresso alla stazione di servizio di Bazzera Nord, in direzione Milano. L’auto è rimasta trafitta, l’abitacolo squarciato, e per Pinton non ci sono state speranze.

Sul posto sono arrivati i sanitari del Suem 118 con l’automedica, ma una volta sul posto il medico dell’équipe non ha potuto fare altro che constatare il decesso. Sono solo alcuni i punti interrogativi rimasti sulla tragedia.

In primo luogo, la causa dello schianto: tra le ipotesi, un malore durante la manovra di avvicinamento all’area di servizio, un colpo di sonno, oppure l’elevata velocità. Non sembrano esserci dubbi, però, che si sia trattata di una fuoriuscita autonoma così come si esclude che lo schianto possa essere stato causato da altri veicoli. Nessun tamponamento o carambola, insomma.

Pinton lascia la madre con cui conviveva a Pianiga: istruttore di danza in una palestra e dipendente di una pasticceria, entrambe nel Padovano, in questi giorni era in ferie.

La dinamica

Sulla scena, martedì 11 agosto mattina, è intervenuta la polizia stradale per i rilievi. Da quanto è stato possibile ricostruire, sembra che Pinton stesse viaggiando in direzione Milano lungo l’autostrada A55, ossia la tangenziale di Mestre.

Fino a quel punto la strada è scivolata liscia sotto le ruote della Panda del quarantaquattrenne, nonostante un po’ di traffico mattutino. Fuori la temperatura a quell’ora superava già i 30 gradi. Caldo, ma non ancora troppo da far pensare che possa avere avuto una parte nella tragedia.

È poco dopo le 8.40 che accade l’impensabile. Il veicolo di Pinton si posiziona in prima corsia, e si avvicina ad imboccare l’uscita dell’area di servizio di Bazzera Nord, poco dopo lo svincolo della A27 e l’uscita per l’aeroporto Marco Polo.

L’auto imbocca la corsia ma – per cause ancora in fase di accertamento – invece di proseguire lungo la strada colpisce la barriera sinistra del tracciato, appena dopo il cuspide. Colpisce proprio la parte iniziale del guardrail che colpisce la parte sinistra del cofano della Panda trafiggendolo come uno spiedo.

L’auto, però, non si ferma subito e prosegue portando il metallo a infilzare l’intero veicolo dal lato guidatore. L’impatto è tremendo. Le lamiere colpiscono in pieno il conducente, che muore sul colpo. L’auto percorre almeno sei metri prima di arrestare la corsa, e altrettanti sono i metri di guardrail che fuoriescono dal retro del veicolo trapassato da parte a parte.

I soccorsi

L’accesso all’area di servizio è rimasto chiuso per diverse ore. Questo per consentire le delicate operazioni di soccorso dei vigili del fuoco, arrivati con due autobotti attrezzate. L’intervento è stato reso complicato proprio dalla dinamica dell’incidente: liberare il conducente dall’abitacolo – morto sul colpo – ha richiesto strumenti dedicati e l’apertura di un varco tra le lamiere.

Per la messa in sicurezza si è operato sia per la rimozione del guardrail, sia squarciando parzialmente il telaio della Panda. Una volta rimosso il veicolo, è stato portato in un’autofficina di Quarto d’Altino dove la polizia stradale effettuerà ulteriori rilievi. La viabilità sulla tangenziale ha subito pensati rallentamenti per un paio d’ore.

Nonostante la tempestività dell’intervento della macchina dei soccorsi, per Pinton non c’è stato nulla da fare. L’impatto con la barriera di metallo è stato violentissimo.

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Alberto Pinton

 

 

Sulle cause dello schianto ci sono per ora poche certezze. Il quarantaquattrenne di Pianiga era una persona atletica. Era stato anche istruttore di danza, e tutt’ora collaborava con la palestra Vela Fitness di Vigodarzere, nel Padovano. Non si può però escludere che non fosse al corrente di un eventuale problema di salute, e un malore potrebbe restare tutt’ora l’ipotesi più probabile.

Tra le opzioni al vaglio, anche il colpo di sonno: i familiari saranno sentiti oggi per fornire ulteriori dettagli sul percorso di Pinton, e stabilire eventualmente quando si fosse messo alla guida e da quante ore fosse al volante.

Non si può escludere che la scelta di entrare in area di servizio possa dipendere da una di queste possibilità: il sentore di un malore o le palpebre pesanti potrebbero averlo spinto a puntale il volante verso l’imbocco, ma potrebbe essere stato già troppo tardi.

Non si può attualmente escludere che l’elevata velocità possa avere concorso al tragico esito, così come un problema meccanico. Tutti elementi che saranno accertati dalla polizia stradale. Sulla salma non è stata comunque disposta l’autopsia.

La tragedia

Nato a Dolo ma residente a Pianiga, Alberto Pinton viveva con la madre. Aveva una sorella più giovane e non era sposato. Da alcuni anni lavorava nella palestra Vela Fitness di Vigodarzere, nel Padovano, che aveva fondato insieme al socio Valentino Bellemo.

La notizia del lutto è arrivata con un carico di profonda tristezza alla scuola di danza, dove svolgeva anche il ruolo di direttore artistico del corpo di ballo per le numerose esibizioni in tutto il Veneto.

Sempre nella provincia della città del Santo lavorava come pasticcere e panificatore. Entrambe le attività in questi giorni erano chiuse per le ferie di Ferragosto.

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