Il vescovo Bortignon, l'uomo che sfidò i nazisti in piazza dei Martiri

Il vescovo Girolamo Bortignon
Il vescovo Girolamo Bortignon
Ricorre oggi l'anniversario della scomparsa, avvenuta nel 1992, dunque diciannove anni or sono, di Girolamo Bartolomeo Bortignon, per quasi un quinquennio vescovo di Feltre e Belluno.  Nacque a Fellette,in provincia di Vicenza e Diocesi di Padova, il 31 marzo 1905 e morì a Torreglia, nel padovano, il 12 marzo 1992. Appartenente all'Ordine dei frati minori cappuccini, fu ordinato sacerdote a San Giovanni in Laterano il 3 marzo 1928 e consacrato vescovo il 14 marzo 1944.  Il 4 aprile 1944 papa Pio XII lo aveva nominato amministratore apostolico delle diocesi di Belluno e Feltre e vescovo titolare di Lidda (sede titolare della chiesa cattolica; l'antica città di Lidda si trova nella provincia romana di Palestina Prima, nel Patriarcato di Gerusalemme, a circa 4 chilometri a nord di Ramla). Il 9 settembre 1945 venne nominato vescovo di Belluno e Feltre. e due anni dopo, sempre il 9 settembre, scelse come vicario generale della diocesi di Belluno il giovane Albino Luciani, futuro papa Giovanni Paolo I. Il 1. aprile 1949 venne nominato vescovo di Padova.  La figura del vescovo Bortignon è legata al sacrificio, il 17 marzo 1945, dei quattro partigiani impiccati ai lampioni di piazza Campitello poi ribattezzata piazza dei Martiri: Salvatore Cacciatore "Ciro", Giuseppe De Zordo "Bepi", Valentino Andreani "Frena" e Gianleone Piazza "Lino". Nel volumetto "I Patrioti della Città del Piave" di Giuseppe Fontana, ristampato nel 2005 a cura del Comitato provinciale per il sessantesimo della Liberazione, così viene ricordato il tragico evento: "...La notizia dell'ultima barbarie del nemico si era divulgata in un attimo e giunse pure in Episcopio. Monsignor Girolamo Bortignon, il vescovo frate, accorse e fattosi portare dai Salesiani una scala, nonostante il divieto e sotto il truce aspetto degli sgherri, si avvicinò alle quattro salme ancora calde. Salì e ad una ad una le benedisse: amministrò loro il balsamo divino, chiuse i loro occhi e prima di ridiscendere li baciò. Fu l'atto coraggioso di un pastore eroico...". Un testimone della impiccagione pubblica, Gustavo Smali "Volp" così scriveva al comando partigiano zona Piave: "...Il gesto del vescovo è stato unanimemente ed altamente apprezzato dalla cittadinanza tutta invasa ormai dal più feroce sdegno per l'inumano delitto...".  Anche per quell'atto il ricordo del vescovo Girolamo Bartolomeo Bortignon è ancora ben vivo fra i bellunesi. Che non hanno dimenticato neppure la visita che il presule effettuò il 29 marzo 1945, giovedì santo, al campo di concentramento nazista ai prigionieri politici italiani di Bolzano, per confortarli e celebrare per loro la messa. E che apprezzarono la lettera che il presule indirizzò il 3 aprile 1945 al Commissario supremo della regione per protestare contro le rappresaglie e le distruzioni di interi paesi, uomini e cose, l'arresto di preti, le persecuzioni contro lo stesso vescovo.  

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