Il ricordo di Maria Talamini, “la dotòra” sarà indelebile con l’intitolazione di una via

L’amministrazione di Vodo onora la memoria «di una donna che fu eccezionale esempio di altruismo e solidarietà» 

IL TRIBUTO

L’amministrazione comunale di Vodo lavora per intitolare a Maria Antonia Talamini la strada comunale che scende dalla parte alta del paese fino a piazza Santa Lucia; l’intento è ricordare e onorare la straordinaria figura di una donna che fu un eccezionale esempio di solidarietà ed altruismo: e lo si vuole fare nei pressi del luogo in cui la Talamini esercitò la sua professione di medico.

La giunta, guidata dal sindaco Domenico Belfi, ha deliberato di recente per procedere all’intitolazione. Ora i documenti sono stati inviati in prefettura, a Belluno, e si attende il benestare per procedere all’intitolazione che dovrebbe avvenire in estate con una cerimonia pubblica.

«Abbiamo accolto l’invito dell’assessorato alle Pari opportunità della Regione Veneto», spiega Belfi, «che ha inviato una lettera ai Comuni invitandoli ad intestare piazze o strade a donne che si sono particolarmente distinte nel sociale, allo scopo di ricordarle. Abbiamo così scavato nella storia del nostro paese. E, grazie alla prestazione gratuita fornita dagli storici Luigi Belfi, Marta Monego e Marco Moretta, che hanno approfondito le vicende della Talamini consultando archivi a Vodo e a Venezia, abbiamo ricostruito la vita di una persona che è stata molto importante per la nostra comunità. Così abbiamo deciso di intitolarle la strada dove aiutava i cittadini come medico».

La storia di Maria Antonia Talamini de Damian in Talamini Minoto, nata a Vodo il 23 febbraio 1753 e deceduta il 21 agosto 1828, è davvero molto affascinante. Nel 1772, giovanissima, si sposò con Giannantonio Talamini Minòto, medico chirurgo, laureatosi a Innsbruck e successivamente a Padova e a Venezia nel 1771. Maria Antonia affiancò da subito il marito nella sua intensa attività professionale, svolta in anni in cui la professione di medico era assai rara, divenendo per lui una preziosa collaboratrice. La coppia ebbe tre figli; grazie alla sua sensibilità di donna e di madre, Maria Antonia fu in grado di assistere i pazienti con profonda umanità e grande competenza, tanto che la gente del luogo e dei paesi limitrofi ebbe in lei grande fiducia e iniziò a chiamarla “la dotóra”. Maria Antonia era anche esperta di botanica, poiché aveva conoscenze approfondite delle erbe e dei fiori, con i quali sapeva preparare tisane, decotti, unguenti e impacchi in grado di alleviare i dolori della gente. Dal marito imparò ottime nozioni, pratiche mediche e tecniche chirurgiche, quali salassi e piccoli interventi: purtroppo egli morì giovane, nel 1781, lasciandole l’onere di mantenere la famiglia. Maria Antonia non si perse d’animo e, con profondo spirito di sacrificio e desiderio di aiutare gli altri, continuò l’attività del marito, benché non avesse alcun titolo specifico. Purtroppo, la notorietà suscitò l’invidia di un flebòtomo di Peaio che, in un impeto di gelosia professionale, la denunciò al “Consiglio dei dieci” di Venezia, perché “la dotóra” esercitava la professione di medico senza un diploma. Convocata a Venezia dal “Consiglio dei dieci”, la Talamini venne incarcerata, in conformità con le leggi della Repubblica in materia. Il suo caso venne quindi discusso: in primo luogo il “Consiglio dei dieci” decise di consegnarla alla Scuola dei medici di San Giacomo dell’Orio per valutare le sue capacità. Sottoposta ai normali esami di medicina e chirurgia, si espresse brillantemente e con così grande competenza, che gli esaminatori – il 19 marzo 1791 – le concessero all’unanimità il diploma e l’abilitazione alla professione. Il “Consiglio dei dieci” le perdonò la violazione di legge e le concesse la libertà di ritornare con onore nel paese di Vodo per continuare ad esercitare la professione. Suo figlio Agostino, che aveva intrapreso gli studi in medicina, si laureò nel 1806 e divenne collega della madre, così come lei lo fu del marito. Maria Antonia morì il 21 agosto 1828, lasciando nel paese un grande rimpianto, che si è protratto nei secoli, tanto che ancora oggi è ricordata come “la dotóra”, esempio di grande dedizione umanitaria; figura carismatica il cui ricordo le generazioni si tramandano.

«Una donna», conclude il sindaco Belfi, «che va sicuramente ricordata; e pertanto abbiamo deciso di intitolare una strada a suo nome». —

Alessandra Segafreddo

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