Il ciclista è tenuto in coma farmacologico

Il triathleta trevigiano Emiliano Cocchetto è ancora in prognosi riservata all’ospedale San Martino
arrivo del giro d'italia sul vajont
arrivo del giro d'italia sul vajont

BELLUNO. Cocchetto è vivo. E non sembra in pericolo di vita. I medici del reparto di Rianimazione dell’ospedale San Martino lo tengono in coma farmacologico, per evitargli ulteriori sofferenze, dopo il tremendo schianto di mercoledì pomeriggio, mentre scendeva con la bici dal Vajont, alla fine della tappa del Giro d’Italia. Prima l’urto con la spalla su un furgone parcheggiato sul ciglio della strada e poi lo schianto dall’altra parte della carreggiata. Pochi minuti dopo la tremenda caduta, qualche ginguettio su Twitter aveva fatto pensare al peggio. L’atleta della società trevigiana 47 Anno Domini era stato trasportato in elicottero all’ospedale cittadino, una volta ultimati i primi soccorsi a cura di medici e paramedici del Suem 118 e al secondo giorno di degenza non si è ancora sciolta la prognosi: le sue condizioni rimangono molto gravi. La prudenza dei dottori che lo stanno curando durerà per almeno 72 ore, quelle fondamentali a prendere delle decisioni.

Non si può escludere un intervento chirurgico, in questo caso diventerebbe almeno probabile il trasferimento all’ospedale Ca’ Foncello di Treviso. Ma intanto proseguono le cure e lo stato di salute del trentaseienne di Badoere viene continuamente monitorato. A Belluno, è arrivata anche la moglie, che l’altra sera aveva preso un grande spavento. Cocchetto non ha figli, in compenso tanti amici e compagni di squadra, che hanno fatto partire un efficace tam tam non solo telefonico, ma anche sulla rete e in giro per i social network.

Tutti si preoccupano delle sue condizioni, a cominciare dal presidente della 47 Anno Domini, Andrea Tombacco: «Siamo giustamente preoccupati, perché stiamo parlando di un amico, oltre che di un compagno di squadra di tanti triathlon non solo nel Veneto, ma anche in tutta Italia. Siamo prevalentemente degli amatori, però ci alleniamo con grande impegno per alcune volte alla settimana. Prendiamo le gare molto sul serio e quello di mercoledì era anche un piccolo allenamento, in vista delle prossime. Partendo da Ponte nelle Alpi, abbiamo scalato il Cansiglio, per poi raggiungere Erto e il Vajont, cioè l’arrivo della tappa del Giro».

In cinque hanno partecipato all’uscita e, inizialmente, gli altri non si sono accorti di nulla: «Cocchetto era in coda al nostro piccolo gruppo e l’abbiamo considerato solo un po’ attardato, quando non l’abbiamo più visto con noi. Solo quando la sua assenza è diventata prolungata, abbiamo cominciato a preoccuparci, decidendo di tornare indietro. È in questa maniera che abbiamo fatto questa brutta scoperta. Adesso sono anch’io alla ricerca di notizie di prima mano, dopo che effettivamente su Twitter qualcuno me lo aveva dato addirittura per morto. Non potevo crederci e il giorno dopo sono un po’ più tranquillo, anche se le conseguenze non sono state lievi».

Gigi Sosso

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