Gli operatori del Nevegal si ritirano: «Strategia non condivisa»

La decisione dopo l’incontro con il Comune: «Sperano in un benefattore che regali un milione per un progetto minimale e secondo noi inutile»



Gli operatori economici Nevegal gettano la spugna. Al termine di mesi di trattative e ragionamenti su ipotesi di salvataggio diverse, il gruppo di operatori ha deciso di ritirare la propria disponibilità a gestire gli impianti di risalita del Colle, in contrasto con il progetto del Comune, ma anche con gli ex soci della società Alpe del Nevegal e con la Regione Veneto, che proprio l’altro ieri ha bocciato un emendamento che avrebbe portato sul Nevegal 500 mila euro.

«Dopo l’incontro con il sindaco e gli assessori competenti», scrivono gli operatori in un comunicato ufficiale, «noi operatori economici e il gruppo residenti abbiamo deciso di ritirarci dal progetto di gestione degli impianti non condividendo le strategie messe sul tavolo».

In sostanza, il Comune aveva proposto di creare una società mista, pubblico privato, dopo che gli imprenditori dell’Alpe del Nevegal hanno deciso di chiudere l’attività a partire dal 30 settembre e a quel punto gli impianti di risalita e in generale tutta l’area destinata allo sci rimarranno senza gestione (anche se la società continuerà a rimanere attiva per due anni per questioni legate ad alcuni contributi). Nella società mista, tuttavia, l’eventuale privato dovrebbe investire almeno un euro in più rispetto al Comune e i 100 mila euro messi a disposizione dagli operatori economici non bastano.

«La Ski area del Colle», sottolineano gli operatori, «necessita, come affermato anche dagli impiantisti mandati in sopralluogo dalla Regione, di un progetto di rinnovamento che tenga conto anche, ma non solo, della stagione estiva. Visti i tempi stretti, che non consentono più di formare società strutturate, avevamo chiesto al Comune di riprendersi la proprietà degli impianti rendendoci disponibili alla gestione e mettendo sul piatto un nostro contributo di 100 mila euro. Questo avrebbe permesso al sindaco di investire i 500 mila euro promessi alla vigilia della nostra manifestazione del 22 giugno su impianti di proprietà, togliendosi il problema dei costi gestionali. Invece si aspetta un benefattore che regali un milione di euro per attuare un piano minimale e a nostro avviso inutile. Visto il contesto meglio chiudere subito, non vogliamo più partecipare a gestioni come quelle degli ultimi anni. Quindi dopo l’eventuale chiusura della scuola sci, anche le altre attività valuteranno il da farsi per la stagione invernale», avvisano gli operatori. «Se è deciso che dobbiamo chiudere meglio l’eutanasia che rantolare come fatto nelle ultime stagioni. Auguriamo a tutti buon lavoro, la nostra collaborazione è finita come la nostra pazienza. Un ringraziamento ai consiglieri regionali Pigozzo e Fracasso che abbiamo incontrato in Regione la settimana scorsa e che si sono subito attivati, dimostrando l’inerzia dei nostri rappresentanti politici locali. Basta tirare acqua per una società, l’Alpe, che non ha mai voluto incontrarci malgrado le numerose richieste e che si avvale in gestione di soggetti a nostro avviso inadeguati. Auguriamo buon lavoro a tutti, il futuro paventato non ci interessa». —



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