Gino Rocca, tomba a rischio l’indignazione di Balestra

FONZASO. Ha scritto alcune delle commedie caposaldo della drammaturgia veneta come “Se no i xe mati, no li volemo”, “Sior Tita paron”, “La scorzeta de limon”, solo per citare le più note. Feltre gli...

FONZASO. Ha scritto alcune delle commedie caposaldo della drammaturgia veneta come “Se no i xe mati, no li volemo”, “Sior Tita paron”, “La scorzeta de limon”, solo per citare le più note. Feltre gli ha dedicato la scuola media e Fonzaso una via. E nel cimitero di Fonzaso ci sono i suoi resti nella tomba di famiglia dei Conti Sarnthein. Si tratta di Gino Rocca che però ora rischia di sparire dal cimitero. Il Comune di Fonzaso ha avviato la procedura in quanto “area priva di eredi”. Ad accorgersene è stato l’ex presidente della sezione alpini di Feltre, Carlo Balestra, che si chiede se sia giusto eliminare per colpa della burocrazia un pezzo di storia per Fonzaso, per Feltre e per la letteratura: «Le tombe sono il ricordo contro l’affermazione della morte, rappresentano la nostra certezza che i defunti continuino a vivere in noi. Concretizzano quella “corrispondenza di amorosi sensi” non invano cantata dal Foscolo ne “I Sepolcri”, dove gli scomparsi continuano a esistere nel cuore di coloro che li hanno amati. Corrispondenza, espressione di quel sentimento di continuità della vita umana che noi chiamiamo tradizione, storia e civiltà».

Balestra è rimasto basito: «Ero andato in cimitero a rivolgere una preghiera ai miei cari e mi viene spontaneo passeggiare fra le tombe e riconoscere nelle fotografie affisse sulle lapidi persone che conoscevo quando abitavo a Fonzaso, ai tempi della mia gioventù. Passeggiando ho notato l’avviso su carta intestata del municipio di Fonzaso relativamente alla tomba di famiglia dei Conti Sarnthein, dove riposa Gino Rocca. Quel foglio proclama l’area priva di eredi annunciando che l’amministrazione darà avvio alle procedure di revoca della concessione e quindi alla demolizione della tomba stessa. Mi chiedo se tutto questo sia lecito, considerato che il manufatto dovrebbe ricadere fra l’altro sotto la tutela della Soprintendenza competente. Soprattutto mi sono domandato se quanto affermato da Ugo Foscolo sul significato dei sepolcri sia mai stato studiato o almeno letto dai burocrati della pubblica municipalità».

Balestra ricorda il ruolo dei Conti Sarnthein e dello stesso Gino Rocca: «La famiglia Wagner furono elevati al grado di Conti del Sacro Romano Impero il 12 settembre 1681 assumendo il cognome di Sarnthein. Un ramo si estese in austria, l’altro a Fonzaso, residente nell’omonimo palazzo di piazza Angeli finché la famiglia non decise – ulteriore dimenticata benemerenza – di farne dono alla gioventù di Fonzaso. Quanto a Gino Rocca, era nato a Mantova il 22 febbraio 1891. Il padre, di origine torinese, aveva sposato una Guarnieri, nobile famiglia feltrina, imparentata con i Sarnthein. Ecco l’origine dell’attaccamento di Gino Rocca alla nostra gente e al nostro territorio. Il giovane Gino trascorse infatti i primi anni tra il Piemonte e Feltre, frequentò la Facoltà di Giurisprudenza a Padova e Torino, e poi, abbandonati gli studi, si trasferì nel 1913 a Milano divenendo critico teatrale. Partecipò alla Prima guerra mondiale, riportando una ferita a una gamba, i cui postumi alla lunga ne causarono la morte. Il romanzo “L’uragano” (1919), il dramma “Le liane” (1920), la “Farsa dei nevrastenici” (1920) risentono tutti di quella cruda esperienza».

Infine quello che è a tutti gli effetti un appello per evitare che la tomba venga distrutta: «Mi chiedo», afferma Balestra riferendosi alla tomba, «quanto sia giusto cancellare villanamente d’un colpo una parte della storia e della cultura letteraria italiane in nome del “riordino” di un cimitero comunale. Come può l’amministrazione comunale non tenere conto che distruggendo una tomba si cancella anche la storia che essa conserva e ricorda? Come può pensare di trasmettere ai posteri, la cultura del paese che governa se ne distrugge i simboli più luminosi? Chi vorrà farsi ricordare nella piccola Fonzaso come colui che negò ai posteri il “sepolcro” di Gino Rocca?».

In tempi di campagna elettorale chissà che i candidati a sindaco non possano prendere posizione sulla vicenda.

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