Fine vita, stanza del sollievo a Canal San Bovo con il volontariato feltrino
L’associazione Mano Amica di Feltre ha sostenuto l’iniziativa nella casa di riposo in Primiero con una donazione e un corso per il personale

La casa di riposo di Canal San Bovo, grazie anche all’impegno del volontariato feltrino, ha inaugurato la nuova Stanza del Sollievo, uno spazio dedicato ad accompagnare con dignità e umanità le persone nel fine vita e a garantire un adeguato accesso alle cure palliative, offrendo al tempo stesso agli ospiti la vicinanza autonoma e il conforto dei familiari.
La struttura trentina, gestita dall'azienda speciale Valle del Vanoi, ha potuto realizzare questo importante progetto anche grazie al significativo contributo dell’associazione feltrina Mano Amica, che ha sostenuto l’iniziativa con una donazione di 10.000 euro e con un corso di formazione specifico per il personale.
Da anni Mano Amica è impegnata sul territorio feltrino, bellunese e del Primiero nella promozione e nella diffusione delle stanze del sollievo, luoghi pensati per rendere più accogliente e rispettoso un momento particolarmente delicato della vita, sia per gli ospiti delle case di riposo sia per i loro cari.

La nuova stanza è stata progettata per garantire un ambiente riservato, confortevole e adeguatamente attrezzato, in cui la persona possa essere accompagnata con professionalità e sensibilità, nel rispetto dei suoi bisogni clinici, psicologici e relazionali.
«Siamo profondamente soddisfatti per la realizzazione di questo nuovo progetto», spiega la presidente di Mano Amica, Lorella Benvegnù, «che si inserisce in un lungo percorso che ci vede impegnati a dialogare con enti, amministrazioni e realtà associative per promuovere la nascita di analoghe strutture presso altre case di riposo del territorio. La stanza del sollievo rappresenta un segno concreto di attenzione verso la persona e la sua dignità, soprattutto nei momenti più fragili».
Benvegnù sottolinea inoltre l’importanza di diffondere una corretta cultura delle cure palliative: «Le cure palliative non sono esclusivo appannaggio dei malati terminali. Devono diventare sempre più un momento di sollievo e di sostegno per i malati oncologici e non, e per le loro famiglie. Questo vale in particolare per gli anziani, sia quelli assistiti nelle proprie abitazioni sia quelli accolti nelle case di riposo. Parlare di cure palliative significa parlare di qualità della vita, di accompagnamento, di ascolto e di umanità».
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