Fase 2 a Belluno, sos dell’Ascom: «Situazione economica drammatica»

BELLUNO. «Capisco le esigenze mediche, ma dobbiamo dialogare per trovare un giusto compromesso». Paolo Doglioni, presidente di Ascom Belluno, non riesce a staccarsi dal telefono. «Messaggi e telefonate di colleghi arrabbiati sono iniziati già mentre il presidente Conte stava parlando e non hanno mai smesso». Doglioni cerca di considerare la situazione da tutti i punti di vista. «Non sono un medico, ma faccio un atto di fede nei confronti degli scienziati e quindi comprendo la necessità di contenere il contagio. Ma a questo punto è necessario fare un passo avanti».
Secondo il presidente bellunese di Ascom: «Serve un giusto compromesso per non morire di Coronavirus, ma nemmeno di stenti. Quello che chiediamo è un dialogo diretto e profondo con chi decide, allo scopo di trovare il modo per riaprire prima possibile. Chiediamo di anticipare le aperture rispetto a quanto annunciato da Conte domenica sera, sempre garantendo la salute, su questo non si discute. Ma non possiamo più tenere chiuso, la gente è disperata e può succedere di tutto. Mi auguro davvero che chi di dovere lo capisca e permetta di riaprire prima», conclude Doglioni.
Ieri è stata un’altra giornata difficile per Ascom, anche dal punto di vista tecnico.
«Stiamo analizzando a testa bassa l’ultimo Dpcm, quello di domenica sera, e l’ordinanza della Regione emanata nel pomeriggio», spiega il direttore Luca Dal Poz. «Con 70 pagine di decreto non possiamo certo fornire agli associati un copia incolla. Da un’associazione di categoria gli associati si aspettano un’interpretazione chiara e semplice. Ma il problema è che spiegare i contenuti dei provvedimenti non è sempre semplice. Anzi. A volte proprio non li capisco», ammette Dal Poz, che cita anche la giornata del 25 aprile, trascorsa a studiare il via libera al cibo da asporto: «Che è consentito ma solo su prenotazione e questa dev’essere dimostrabile. In realtà non era così semplice».
Da domenica sera c’è solo una buona notizia: «Si può riaprire l’ingrosso», chiarisce Dal Poz, «e questo è un passo molto importante, anche se non è sufficiente a risollevare il commercio. Per tutti gli esercizi pubblici, infatti, stiamo parlando di un’attesa che durerà ancora oltre un mese. Senza dimenticare che il presidente del consiglio ha detto “forse riaprirete il primo giugno”..».
Dal Poz punta l’attenzione anche sulla precarietà della situazione: «C’è una clausola del governo, quella che impone alla Regioni di inviare dei report quotidiani sull’andamento dei contagi. Questo significa solo una cosa: appena i dati dovessero salire ci sarebbe una nuova e immediata chiusura. Dobbiamo esserne consapevoli. La situazione è pesatissima per gli associati, che si aspettavano tutt’altro. Domenica sera la prima bozza del provvedimento è arrivata mezz’ora prima della diretta di Conte, mentre il testo definitivo è stato inviato alle 2.38. Noi manderemo l’interpretazione entro sera».
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