Falasca: «Una Fondazione per tutelare questi luoghi e incentivare gli studi»

Ha coordinato la prima biografia un lavoro immane di ricerca perchè in vita Albino non ha  avuto istituti che custodissero e diffondessero la memoria

CANALE D’AGORDO. «Ci si augura che ora una Fondazione ad hoc possa tutelare questo patrimonio e incentivare gli studi verso Giovanni Paolo I affinché si possa procedere alla trascrizione dei manoscritti far conoscere e approfondire la memoria di questo Pastore indimenticabile, la cui importanza è inversamente proporzionale alla durata del suo breve pontificato». Così Stefania Falasca, vicepostulatrice della causa di canonizzazione di papa Luciani. È lei che ha coordinato la prima biografia, un lavoro immane di ricerca perché, a differenza di altri papi, Luciani non ha avuto né prima né dopo la morte, segretari, ma soprattutto istituti, fondazioni che si facessero carico di custodire e diffonderne la memoria, incentivando la ricerca attraverso la disposizione dei documenti sulla sua figura, la sua opera, il suo pensiero.

Per Giovanni Paolo I è stata proprio la causa di canonizzazione ad aver consentito questa possibilità in una ricerca archivistica e di elaborazione che ha coinvolto per più di un decennio permettendo l’accesso alle fonti documentali.

La biografia si avvale della consultazione di quasi settanta archivi, in trenta diverse località, innanzitutto gli archivi istituzionali conservati nelle sedi dove si stanziò Albino Luciani e degli enti e fonti privati ad esso relazionati. Tra gli archivi quello di maggior interesse è certamente quello privato conservato nell’Archivio storico del patriarcato di Venezia, la cui disamina è stata disposta insieme a quella dell’archivio della conferenza episcopale del triveneto conservata a Zelarino come indagine suppletiva ad hoc dal vescovo di Belluno-Feltre monsignor Andrich ed è stata compiuta nel 2007-2008.

L’insieme delle carte che vanno dal 1929 al 1978, affiancate da una fornita biblioteca, costituivano per Luciani la sua personale di officina di lavoro work in progress dove attingere e aggiungere. Questo bagaglio personale aveva sempre accompagnato i suoi passaggi nelle diverse sedi episcopali e giunse anche nell’appartamento pontificio l’indomani della sua elezione. Alla sua morte venne tuttavia disposto che le numerose casse contenenti le carte e i libri facessero ritorno nella sede patriarcale di Venezia, dove tutt’oggi sono conservate nell’Archivio storico del patriarcato mentre i libri in parte nella biblioteca del Marcianum. —

F.D.M.

Riproduzione riservata © Corriere delle Alpi