Ex Ceramica, il sindaco: «È tempo di farci sentire»

Trichiana. Cavallet si prepara ad accogliere il tavolo istituzionale di venerdì «Non possiamo perdere lo stabilimento. Non ci lasceremo “asfaltare”»
Di Paola Dall’anese
Trichiana, 28 aprile 2009. conferenza stampa alla ceramica dolomiteLa sede della Ceramica dove si e' svolta la conferenza dei sindacati
Trichiana, 28 aprile 2009. conferenza stampa alla ceramica dolomiteLa sede della Ceramica dove si e' svolta la conferenza dei sindacati

TRICHIANA. «Finora abbiamo sentito le voci di altri che hanno fatto giustamente i propri interessi, e noi siamo stati diligentemente in silenzio: adesso è venuto il momento di far sentire la nostra di voce, altrimenti qui ci “asfaltano”». È molto schietto e diretto, ma altrettanto preoccupato il sindaco di Trichiana, Giorgio Cavallet quando parla del futuro dell’Ideal Standard. Le ultime notizie e soprattutto gli ultimi rinvii dei vertici a Roma al ministero non hanno fatto altro che aumentare questa preoccupazione, tanto che il primo cittadino sta organizzando un tavolo istituzionale per dopodomani.

L’incontro si terrà alle 11 nella sala consiliare di palazzo Tina Merlin in piazza a Trichiana e vedrà riuniti ad un tavolo “che scotta” gli amministratori dei comuni i cui residenti lavorano allo stabilimento dell’ex Ceramica (tra questi ci sono Belluno, Mel, Limana, Lentiai, Sedico, Cesiomaggiore, Santa Giustina): «Si tratta di una decina di sindaci a cui si aggiungeranno i consiglieri regionali e i parlamentari bellunesi insieme con il Comitato Lavoro in Dolomite», fa l’elenco Cavallet che aggiunge: «Si tratta di un incontro che abbiamo concordato con l’assessore Elena Donazzan, che da sempre segue attentamente questa vicenda».

Un vertice da cui il primo cittadino si aspetta che «abbia le stesse funzioni che ha avuto quello per l’Acc, che possa coordinare le forze in campo e che su questo tema si possa raggiungere un’unica posizione e un’unica voce così da procedere tutti nella stessa direzione. Perché», prosegue ancora Cavallet, «soltanto quando tutti saranno adeguatamente informati, si potranno assumere delle posizioni, ognuno a seconda dei ruoli che ricopre e perseguire l’obiettivo, salvare lo stabilimento».

Il fatto è che per il sindaco di Trichiana, «giunti a questo punto corriamo dei rischi notevolissimi. Quello che fino a ieri era sicuro, ora purtroppo non lo è più. Forse qualcuno può “accusarmi” di leggere i fatti in maniera troppo negativa, ma io non ci vedo chiaro. Se il piano industriale prevede la salvezza di Trichiana in base a una situazione economica e progettuale di sviluppo commisurata all’oggi, cosa succederà tra sei mesi cioè al termine della cassa in deroga presunta? Perché gli incontri sono stati rinviati? Perché se c’è la disponibilità del governo ad avviare la cassa non si va subito alla firma? Sono tutte domande a cui non so dare risposta. Ci sono aspetti che mi sfuggono e questo mi preoccupa».

A dirsi preoccupata è anche Confindustria Belluno . «È importante che, come per l’Acc, il territorio si mobiliti a sostegno di una realtà importantissima per l’economia del territorio che rischia una drammatica deindustrializzazione se le istituzioni non si impegnano a risolvere concretamente i problemi».

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