Ex bancario condannato a due anni

Taibon. Mauro Conedera era accusato di truffa per un buco da due milioni di euro alla Rurale della Val di Fassa e Agordino

TAIBON AGORDINO. È stato condannato a due anni di reclusione, 1000 euro di multa e al pagamento di una provvisionale di 50.000 euro all’istituto di credito, parte civile nel processo, l’ex bancario Mauro Conedera, classe 1965 di Voltago Agordino, dipendente della “Cassa Rurale Val di Fassa e Agordino”.

Il bubbone giudiziario scoppiò nel giugno 2006 quando, secondo l'accusa, Conedera, all'epoca responsabile della filiale di Taibon Agordino, svuotò i conti correnti di 24 clienti, attraverso una serie di firme false, per un importo di oltre un milione e 800.000 euro.

Nell'inchiesta della procura vennero coinvolti anche Luciano Braito e Stefano Chiocchetti, rispettivamente presidente e funzionario della banca trentino-agordina, che erano stati però assolti nell'aprile dell'anno scorso, in un procedimento stralciato e celebrato in rito abbreviato.

Secondo l'accusa i due funzionari, in concorso con Conedera, sarebbero stati gli artefici dell'operazione che portò diversi clienti agordini a firmare (senza essere correttamente informati) il foglio con il quale sollevavano la Cassa Rurale da ogni responsabilità in merito alle operazioni fatte dal bancario di Voltago.

In particolare avrebbero, secondo la procura, sollecitato sbrigativamente i clienti a firmare quei fogli senza illustrarne il contenuto, spiegando che si trattava di mere regolarizzazioni di alcune imperfezioni burocratiche, tacendo cosa Conedera avrebbe effettivamente combinato.

Conedera doveva inoltre rispondere dell’accusa di aver falsificato alcuni documenti e di aver rubato una somma di oltre 400.000 euro dai conti correnti di diciassette clienti della banca. Infine l’ex bancario era anche accusato del reato di appropriazione indebita di 440 blocchetti di assegni, 27 libretti di deposito a risparmio e 25 certificati di deposito della Cassa Rurale.

Nel corso della requisitoria, tenutasi durante l’udienza del 5 aprile scorso, il pubblico ministero onorario Sandra Rossi chiese per l’imputato una condanna complessiva a cinque anni di reclusione, ritenendo ampiamente provati in dibattimento i quattro reati contestati all’ex bancario agordino.

Da parte sua, l'avvocato Massimo Montino (studio Prade) s'era cimentato in una lunga ed articolata arringa difensiva nel corso della quale aveva ribattuto punto su punto alle accuse della procura, chiedendo alla fine l'assoluzione dell'imputato.

Nel pomeriggio di ieri, il giudice Elisabetta Scolozzi, dopo essersi ritirata in camera di consiglio, ha deciso di condannare a due anni di reclusione l’imputato. Complessivamente meno della metà della richiesta complessiva della pubblica accusa.

Non è escluso che la difesa, dopo aver attentamente letto le motivazioni della sentenza, decida di impugnare la sentenza in Corte d’Appello di Venezia.

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