Estate con i laghi a secco, parte la protesta
Consigli comunali e provinciale convocati in seduta congiunta il 21 giugno
BELLUNO. Parte la protesta dei comuni bellunesi contro lo svuotamento dei laghi, ormai imminente. La stagione irrigua inizia ufficialmente tra la fine di maggio e i primi di giugno. Oggi i laghi sono ancora pieni d'acqua ma l'estate si preannuncia uguale a tutti gli altri anni: calo verticale del livello dell'acqua per rifornire le campagne della pianura veneta.
Ieri i sindaci dei comuni rivieraschi si sono riuniti a Palazzo Piloni, sede della Provincia. Tutti presenti (mancava solo Sospirolo), hanno deciso di convocare il 21 giugno in seduta congiunta i consigli comunali insieme al consiglio provinciale per approvare un odg che verrà messo a punto nei prossimi giorni. Ma la protesta non interesserà solo i comuni rivieraschi dei laghi bellunesi (dal Corlo al Centro Cadore, da Santa Croce ad Auronzo al Mis) ma tutti i Comuni della provincia, che verranno invitati ad esprimere la loro posizione.
La seduta congiunta si terrà in uno dei comuni rivieraschi, con ogni probabilità Domegge. Verranno invitate anche la Regione e l'Autorità di bacino del Piave. La questione si trascina da anni, e ogni estate il livello dei laghi precipita per i rilasci che l'Enel è tenuta a garantire per legge ai consorzi irrigui. Il primo a essere svuotato è il lago del Mis, il cui bacino è stato costruito dall'Enel proprio per costituire una riserva d'acqua da rilasciare senza intaccare gli altri bacini e poter così continuare a produrre energia idroelettrica. Ma poi, uno dopo l'altro, tutti gli altri laghi sono condannati al prosciugamento estivo, con ripercussioni sia sul valore della produzione Enel sia sul turismo che nel corso degli anni si è sviluppato sulle rive dei laghi.
E ogni anno si ripete il consueto rito: la Regione annuncia la soluzione per l'anno seguente. Che consiste nell'utilizzo di cave dismesse in particolare in provincia di Treviso come serbatoi da riempire in vista della stagione irrigua. In realtà anche quest'anno, protestano i comuni bellunesi, non c'è niente se non l'avvio di studi preliminari. Non esiste nemmeno alcun provvedimento che riduca la possibilità di prelievo da parte dei consorzi irrigui che, del resto, «derivano» acqua tutto l'anno (oggi siamo a circa 50 metri cubi al secondo). Le concessioni consentono di attingere più acqua di quella che in realtà c'è nel Piave.
In estate i prelievi sono di 100 metri cubi al secondo, mentre la portata del Piave è di 60. Ciò che manca si prende dunque dai laghi alpini che, tutti insieme, contengono 180-200 milioni di metri cubi. E' così che i laghi «calano» e diventano fango. L'anno scorso Santa Croce è andato sotto di 7 metri, il lago del Mis di 30, Centro Cadore di 22, il Corlo di 12. Prospettive per il turismo, che tutti dicono di voler rilanciare, uguali a zero. Di qui la rivolta dei comuni, in particolare quelli rivieraschi, anche se la questione riguarda l'intera provincia. La siccità non c'entra, visto che la questione si ripropone ogni anno, che piova o non piova. I dati parlano chiaro. Secondo l'Arpav negli ultimi 25 anni non si è riscontrato alcun trend significativo dei periodi di siccità superiori ai 30 giorni: qualche picco, ma le medie restano stabili.
Tra ottobre 2006 e marzo 2007 è stato riscontrato un calo di precipitazioni del 24 per cento rispetto alla media del periodo, ma non si è trattato di una situazione eccezionale: il tempo di ritorno è calcolato in tre anni, dunque un'elevata probabilità che si ripeta a breve. E in ogni caso, dopo quella data, in montagna c'è stata una nevicata abbondante che ha riportato i valori nella norma. Che è di 300 milioni di metri cubi di neve sull'intero bacino del Piave. Così, mentre l'acqua nei laghi cala, la tensione sale. Per ora con iniziative politiche come la riunione congiunta dei consigli comunali. Ma c'è anche chi, come la Comunità montana del Centro Cadore, ha avviato una verifica di cosa può fare sul piano giuridico. O come la Provincia che ha fatto ricorso al Consiglio di Stato contro la possibilità che l'Autorità di bacino possa derogare dal "deflusso minimo vitale" in caso di siccità. Insomma, dalla quantità minima di acqua che deve per legge restare nei fiumi e torrenti per impedirne la morte. Finora la deroga non è mai stata applicata, rimane però pur sempre possibile. Ma soprattutto, se il principio del minimo deflusso vitale è riconosciuto per i fiumi, non esiste un "livello minimo vitale" per i laghi. Provincia, Autorità di bacino e ministero Lavori pubblici avevano concordato di introdurlo nel 2001, ma venne bloccato dalla Regione.
Quanto all'altro intervento risolutivo, cioè la trasformazione della rete irrigua che consentirebbe di risparmiare il 50 per cento di acqua passando dalle "canalette" agli impianti "a pioggia" o meglio ancora "puntuali", i consorzi irrigui lo stanno lentamente facendo ma costa moltissimo: 5 milioni di euro ogni mille ettari. Il consorzio Brentella ha trasformato 20 mila ettari su 32 mila (4 mila ettari negli ultimi cinque anni), per coprire gli altri 12 mila servono 60 milioni di euro. Con gli altri consorzi, si arriva a 150 mila ettari complessivi. E così quest'anno il 21 giugno, fine della primavera e inizio dell'estate, la giornata più lunga dell'anno, parte la rivolta dei comuni. Si fermerà qui?
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