Dosoledo, omaggio a Zandonella

Una serata e un pannello celebrativo sulla casa di uno degli assi del bob azzurro
DOSOLEDO. Eccola lì, di nuovo insieme, la mitica squadra del bob a 4 delle Olimpiadi invernali di Grenoble 1968: Mario Armano, Luciano De Paolis, Roberto Zandonella e il pilota Eugenio Monti. A 50 anni da quel successo, l’associazione Algudnei di Dosoledo (guidata da Arrigo De Martin) ha voluto onorare il concittadino Roberto Zandonella, assieme ai suoi compagni, con il posizionamento di un pannello a ricordo dell’impresa sulla casa natale di Roberto e con un incontro nella sala del Museo Algudnei, cui ha partecipato anche una rappresentanza del Coni provinciale.


Molti però non sanno o non ricordano i particolari di quella gara che ebbe una modalità molto strana. Questo il racconto dei protagonisti. «Le luci gialle illuminavano la pista, sembrava una notte da marziani. C’erano solo atleti, gendarmi e giornalisti. I tifosi erano tornati a casa, stanchi di aspettare. A Grenoble la temperatura era troppo alta per scendere con il bob. La gara che assegnava le medaglie olimpiche veniva rinviata di continuo. Fino all’ultimo giorno utile. La chiamata era fissata per le 20, quando avrebbe fatto più fresco. Niente, era ancora troppo caldo. Tornammo in albergo, poi di nuovo alla partenza a mezzanotte: altro tentativo a vuoto. Due ore dopo fu la volta buona».


Medaglia d’oro col tempo di 2’17” 39 davanti ad Austria 1 di T h a l e r, N a i r z, H o f m a n e D u r n t h a l e r c o n 2’1 7 “4 8 e Svizzera 1 di Wiki, Candrian, Hofman e Graf col tempo di 2’18” 0.


Armano, Zandonella e De Paolis onorano il loro capitano Eugenio Monti: «È stato un grande maestro. Riservato, capace di sciogliersi al momento giusto. Aveva appena vinto l’oro nel bob a due. Fu lo stimolo per caricarci ancora di più prima della nostra gara». Alla partenza, l’Italia aveva tutti i fotografi alle calcagna: volevano immortalare quel marchingegno sperimentato da D’Ilario, il tecnico che aggiunse il tubo di spinta per il pilota, che fino a quel momento accompagnava il bob senza sfruttare al meglio la forza. «Prima discesa? Miglior tempo di spinta e generale, davanti agli austriaci» ricorda Armano. Erano a metà dell’opera. «Dai, dai possiamo fare di più», ci spronava De Paolis». Via all’ultima discesa e altro record di spinta. «Per forza, De Paolis saltò dentro come un matto», sorride Armano, «mi diede anche un calcio sulla schiena». Zero sbavature e oro all’Italia. Zandonella ricorda anche il premio avuto a Cortina per quel successo: «Quattro Fiat 500, una per ogni atleta della squadra». Un bel riconoscimento per quei tempi, ma nulla in confronto ai premi attuali per i medagliati olimpici.


Livio Olivotto




Riproduzione riservata © Corriere delle Alpi