Direzione di rotta orientata alla crescita ma ora spirano venti di una nuova burrasca

L’economia della provincia di Belluno ha patito la catastrofe pandemia dall’ultima parte del 2021 vari fattori rischiano di zavorrare la ripresa 
Paolo Possamai



La tempesta del virus ha violentemente scosso il bosco delle imprese della provincia di Belluno. Tante piante sono state duramente provate, altre menomate, altre sono state alleggerite da fronde superflue. Tutto il sistema economico è stato frontalmente interrogato a proposito di abitudini, ritmi, attitudini inveterati. Ma se nel 2020 i dati di bilancio hanno in generale drasticamente risentito della pandemia, lo scorso anno l’evidenza di una ripresa per molti arrembante è emersa non meno nettamente. Del presente, denso di rischi e insidie gravi, parleremo più avanti.

L’indagine Top100 che Gruppo Gedi, con Nordest Economia e il “corriere delle Alpi”, in partnership con PwC e con la condivisione di Confindustria Belluno, propone con questo inserto esplora in effetti tre fasi: il 2020 (quasi una sorta di passato remoto), l’annata che si è appena conclusa e, infine, le proiezioni sul futuro. Come da oltre un decennio a questa parte, il tessuto che vi presentiamo deriva dall’intreccio di due fili: l’ordito dipende dai numeri dei bilanci, la trama deriva invece dalle storie e dalle strategie, visioni, opinioni narrate dai protagonisti, insomma dagli imprenditori.

Partiamo dai numeri, perché costituiscono la mappa per orientarci rispetto allo stato di salute delle prime 100 aziende bellunesi: hanno rilevato una pesante contrazione di fatturato e redditività, nettamente peggiore rispetto alle altre province venete. Il volume aggregato dei ricavi dei 100 battistrada nel 2020 è sceso del 14,6% rispetto al 2019 (quasi 880 milioni di euro di ricavi in valore assoluto). Inoltre, tra le 100 aziende presenti nel ranking, 65 hanno registrato una diminuzione del fatturato mentre 35 hanno mantenuto o incrementato il giro d’affari. Infine, spicca che il 15% ha chiuso in perdita.

Le testimonianze degli imprenditori che vi presentiamo in questo inserto dicono che, nonostante un trauma durissimo, il telaio ha retto e che la via della ripresa è stata imboccata. Che non significa affatto minimizzare l’impatto catastrofico determinato dalla crisi pandemica sul tessuto sociale e economico. Ma appunto di catastrofe si tratta: che significa sia evento disastroso che rovesciamento, rivolgimento, radicale cambiamento di stato. Che tante imprese siano state intaccate dagli effetti della emergenza sanitaria è comune esperienza, basti pensare al settore del turismo (che a Nordest in generale e nel Bellunese in particolare ha una fortissima incidenza nella generazione del Pil). Ma a proposito del concetto di “rivolgimento”, di cambio di strategia e di business model, intraprendendo o accelerando un processo di modernizzazione dell’impresa, nelle pagine di questo inserto troverete testimonianze a iosa. Tant’è che poi uno spirito di intraprendenza rinnovata e corale trova sintesi nei dati di previsione sul Pil 2021, stimato in ripresa del 5,3% a livello regionale.

Direzione di rotta giusta, sebbene non ancora sufficiente a colmare per intero il baratro provocato dalla crisi pandemica globale. Rotta giusta, ma a partire dall’ultimo quadrimestre dello scorso anno messa seriamente in questione da una serie di fattori che - combinati assieme - minacciano di zavorrare la navigazione. I piombi alle caviglie delle imprese sono noti: l’incertezza complessiva determinata dal perdurare del virus; l’esplosione del costo dell’energia; la rarità e il prezzo lievitato per molte materie prime; la transizione energetica con i relativi costi sociali e di riconfigurazione di intere filiere produttive. Nuvole che pesantemente offuscano il cielo della ripresa, fino a lasciare intuire una burrasca possibile.

La crisi ha generato però nelle imprese anche moti di cambiamento che implicano modernizzazione. I versanti sono i più vari: l’estensione del digitale nei più diversi ambiti; il modello di governance capace di tenere assieme la stabilità della famiglia azionista e le competenze aggiuntive apportate dal management; gli investimenti in tecnologia; l’accelerazione su M&A. I campioni faranno ancora la loro partita e molti di loro cambieranno serie. Un’attitudine indispensabile specie in una provincia come quella Bellunese alle prese con problemi antichi (tra di essi, lo spopolamento del territorio). Ma anche ricco di opportunità, basti citare le Olimpiadi invernali di Cortina. —



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