De Menech: specificità sostenuta da Bolzano
BELLUNO. Basta guerre tra Belluno e Bolzano. E viceversa, naturalmente. Compreso Trento. Il SudTirolo, con la Svp, si fa carico di portare avanti, in sede parlamentare e non solo, le attese di specificità della Provincia di Belluno, insieme a quelle di Sondrio e di Verbania.
Una specificità che nel caso del Bellunese può trasformarsi in vera e propria autonomia. È l'intesa che ieri hanno codificato Herbert Dorfmann e Roger De Menech, peraltro sulla base di un protocollo sottoscritto nei giorni scorsi da Enrico Borghi, Oreste Pastorelli, Maurizio Baradello, De Menech appunto, Mauro Del Barba, Albrecht Plangger, Renate Gebhard, Daniel Alfreider.
Tutti impegnati a portare avanti la riforma costituzionale e, al tempo stesso, a riequilibrare il governo delle terre alte, al di là delle contrapposizioni del passato che ancora esistono, seppur in misura minore dopo l'introduzione dei fondi di confine. «Se la riforma costituzionale sarà approvata, bisogna comunque lavorare per consolidare, rafforzare e dare ulteriori contenuti al percorso di differenziazione del Bellunese rispetto ai territori di pianura - è l'impegno che ieri si sono assunti De Menech e Dorfmann -. In chiave europea, un territorio Bellunese sempre più vicino alle aree contermini con la possibilità di dialogare alla pari con le autonomie e addirittura con stati esteri, offre l'opportunità di ragionare su politiche comuni a tutto l'arco alpino nord orientale, senza distinzioni tra i confini amministrativi o nazionali». La recente approvazione all'unanimità alla Camera dei Deputati del disegno di legge su piccoli Comuni, territori montani e centri storici, pronto a essere esaminato dal Senato, riconfigura un'attenzione del Governo Renzi e del Parlamento per le aree montane e interne, peraltro oggetto di una specifica Strategia con oltre 190 milioni di euro di risorse statali investite cui si sommano 500 milioni di fondi europei veicolati per il tramite delle Regioni.
«L'articolo 44, secondo comma, della Costituzione - base per tutte le nostre politiche, nazionali e locali - assume con la riforma costituzionale una piena e concreta attuazione - si legge nel protocollo d'intesa fra i 9 parlamentari -. Dando ai territori un nuovo protagonismo. Con la riforma costituzionale, per la prima volta, si istituzionalizza il governo di area vasta montana. Non più solo circoscritte previsione normative, ma l'opportunità di un sistema di governo della montanità, titolare di un’organizzazione e di un complesso di funzioni differenziali, qual è la specificità montana».
Si tratta dell'ennesimo contenitore vuoto? Assolutamente no, rispondono gli interessati, che danno per matematico - se passa la riforma - il riconoscimento delle peculiarità delle aree montane, secondo quanto previsto dalle norme transitorie dell'articolo 40 comma 4 che così recita: «Per gli enti di area vasta, tenuto conto anche delle zone montane, fatti salvi i provvedimenti ordinamentali generali relativi agli enti di area vasta definiti con legge dello Stato, le ulteriori disposizioni sono adottate con legge regionale». Si tratta - a dire dei parlamentari - di un passaggio di fondamentale importanza che significa, in sostanza, che le Regioni, nel riordinare le funzioni già provinciali, dovranno tenere conto delle peculiarità delle zone montane e articolare i nuovi enti comunali di area vasta che sostituiranno le province.
Francesco Dal Mas
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