De Carlo: «Il Cadore attende di far lavorare chi riscuote il sussidio»

Sono una trentina i residenti che lo percepiscono «Speriamo di poter recuperare le ore non ancora svolte»



La misura è semplice. Ma ancora non viene attuata, e così i comuni aspettano impazienti. Perché, nonostante la notizia sia un po’ passata in secondo piano rispetto agli altri vincoli, per il reddito di cittadinanza vige un’ulteriore condizione: i beneficiari devono offrire la propria disponibilità di partecipazione ai progetti a titolarità dei comuni, utili alla collettività, nel proprio territorio di residenza. In pratica, otto ore settimanali in cui, chi beneficia di questo sussidio, dà una mano all’ente locale, attraverso i classici lavori di cui vi è maggior bisogno in quel momento: sfalcio, pulizia di alcuni luoghi pubblici, supporto in biblioteca, servizio di accompagnamento con i pulmini e altre attività simili.

Bene. Manca ancora l’attuazione di questa norma, e così chi beneficia del reddito non può rendersi utile. A farlo presente è Luca De Carlo, deputato di Fratelli d’Italia e sindaco di Calalzo di Cadore. Inevitabile da parte sua un’interrogazione, per chiedere che si possa finalmente sistemare la questione. «I destinatari del reddito di cittadinanza da tempo ormai ricevono le risorse ma non hanno ancora iniziato a lavorare nei comuni e la colpa non è certo loro», fa presente il parlamentare bellunese. Accusato di immobilismo il Governo, nonostante sia passato qualche mese dall’introduzione del reddito. «Ho presentato un’interrogazione al ministro Di Maio proprio per sapere quando i comuni potranno contare sulla disponibilità di tali risorse lavorative e per capire se l’orario arretrato, di otto ore settimanali sarà considerato retroattivo. Tra l’altro, otto ore sono proprio poche, nonostante siano estendibili a sedici in caso di accordo tra le parti. Si poteva fare trenta, a mio modo di vedere».

Un altro dubbio di De Carlo è proprio questo appena citato. «Un beneficiario del reddito, deve recuperare anche le ore non svolte nei mesi scorsi? Secondo me sì, alla fine ha percepito il contributo dello Stato e quindi in qualche modo deve dare qualcosa in cambio, ma vediamo cosa risponderà il ministro. Solitamente le persone prima lavorano e poi vengono retribuite, qui invece avviene il contrario».

In provincia sono 1.500 all’incirca le persone che ricevono il reddito, di cui una trentina nella zona del Cadore. Facile fare i conti. «Parliamo di ore che per un comune diventano manna dal cielo di questi tempi. Certo, l’ideale sarebbe stato poter contare sull’aiuto di queste persone già nei mesi di maggior afflusso turistico. Ad ogni modo, l’importante è cominciare. Tra l’altro ho un esempio concreto da portare: un ragazzo faceva i lavori socialmente utili, poi ha vinto un concorso ed ora ed è entrato in comune».

Chiaramente non cambia la posizione di De Carlo sul reddito. «Secondo me non è funzionale a risolvere un momento di crisi e serve più a trovare lavoro ai nuovi tutor. Ma essendo attivo, cerchiamo di renderlo pienamente operativo». —

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