Da Belluno a Norcia: nelle aree del terremoto per combattere gli sciacalli

Otto bellunesi del Nucleo di Protezione civile dell’Associazione Carabinieri in azione a Foligno, Norcia e Cascia: «È come un territorio bombardato»

BELLUNO. Non potevano restare con le mani in mano di fronte alla tragedia che ha colpito Norcia e i territori circostanti: sono otto i volontari bellunesi partiti con il Nucleo di volontariato e protezione civile dell’Associazione nazionale Carabinieri di Belluno e impegnati tra Norcia e Foligno in operazioni antisciacallaggio.

A coordinarli dalle Dolomiti c’è l’ex carabiniere Eros Luciano Sto': «I nostri volontari», spiega, «sono partiti giovedì scorso e dovrebbero tornare domani (oggi per chi legge, ndr). Al loro posto dovrebbero partire altre otto persone che verranno impegnate in attività sul territorio».

Il nucleo di volontariato, che fa parte della Protezione Civile, è attivo da alcuni anni e ha già operato in passato in alcune situazioni di emergenza nel bellunese. Ne fanno parte una quarantina di persone tra ex carabinieri ora in pensione e volontari che vogliono semplicemente dare il contributo. A seconda della preparazione fisica e delle competenze, agli associati vengono assegnati diversi ruoli con l'obiettivo di dare il loro aiuto dove ce n'è più bisogno. Gli attivi al momento sono 25 e vengono formati per prestare soccorso in ogni situazione.

Ora l'emergenza si è spostata a Norcia, dove i volontari bellunesi sono stati impegnati, insieme a quelli trevigiani, in attività antisciacallaggio. «Fino a pochi giorni fa i nostri ragazzi erano alla stazione ferroviaria di Foligno», continua Sto', «dove c'è un convoglio con cuccette. L'attività di sorveglianza è importante per verificare che al convoglio si avvicini solo chi è autorizzato». Successivamente la delegazione bellunese si è spostata a Cascia e Norcia, dove è stata impiegata per sorvegliare il territorio e impedire furti nei paesi terremotati.

Vedere con i propri occhi la devastazione lasciata dal terremoto è un'esperienza che lascia il segno. «Alcuni volontari erano già stati all'Aquila», spiega il presidente del Nucleo bellunese, «mentre per altri ragazzi è stata la prima esperienza. L'impressione è quella di arrivare in un territorio bombardato, gli abitanti hanno perso tutto quello che avevano in pochi secondi. Non è facile muoversi in questo contesto, per questo motivo il loro lavoro è affiancato da quello di una psicologa. Ma allo stesso tempo credo che sia un'esperienza utile soprattutto per i giovani. Mettersi al servizio della comunità significa essere sempre pronti a partire».

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