Crisi dell’agricoltura nel Bellunese, Donazzolo: «Produzioni giù dal 20 al 30 per cento»
Il presidente di Confagricoltura Donazzolo lancia una nuova idea: «Serve un Consorzio di bonifica tutto bellunese per la gestione idrica. É assordante il silenzio della politica su un tema così delicato»

Il paradosso della crisi idrica in provincia di Belluno: i laghi si svuotano per dare acqua all’agricoltura di pianura, ma quella di montagna non può usufruire di questa risorsa. E, infatti, resta assettata nonostante le piogge di questi giorni.
Ecco, dunque, che Diego Donazzolo, produttore e presidente di Confagricoltura, lancia la rivendicazione di un Consorzio di Bonifica tutto bellunese. Un ente, magari su dimensione provinciale, che provveda non solo a gestire l’irrigazione agricola, ma anche altre opere che riguardano il settore primario.
Confagricoltura attacca
«Quest’anno i nostri laghi stanno destinando milioni di metri cubi d’acqua alla pianura, ma lo sapete», così Donazzolo si rivolge alle Istituzioni, «che gli agricoltori della Valbelluna, dell’Alpago, del Feltrino – non possono attingere neppure un litro d’acqua dal Piave, dagli altri torrenti, tanto meno dai laghi se non hanno l’autorizzazione? Ma questa è quasi impossibile riceverla, se non affrontando lunghi percorsi burocratici. Può ritenersi fortunato chi ha un proprio pozzo, che però, in queste condizioni climatiche, si è rapidamente esaurito».
Donazzolo stesso si sorprende dell’assordante silenzio della politica su un tema come questo. «Negli anni abbiamo ripetutamente sollevato il tema, ma a nessuno è sembrato importante interessarsi del settore primario, forse ritenendolo residuale in provincia di Belluno. Ma, si sappia che senza irrigazione l’agricoltura bellunese non va da nessuna parte».
Soprattutto in relazione ai cambiamenti climatici che, guarda caso, ogni 4-5 anni impongono un’emergenza siccità, sempre più rovinosa. La minore produzione di mais è intorno al 20%; in difficoltà sono state soprattutto le coltivazioni su terreni ghiaiosi, mentre hanno tenuto di più quelle su terreni pesanti che sono riusciti a trattenere seppur le poche precipitazioni. Il foraggio?
Due sfalci sono stati garantiti, l’erba per il terzo si è seccata: le colture autunno-invernine hanno in qualche misura tenuto, quelle per il secondo raccolto, piantate tra fine aprile ed inizio maggio, sono praticamente saltate, con perdite, in alcuni casi, addirittura vicine al 100%. «Immagino che in tante situazioni i possibili introiti siano tali da non poter dare copertura alle spese di semina, tanto meno a quelle di raccolta».
«Vendemmia anticipata»
La vendemmia, per contro, non dovrebbe seguire il medesimo trend. «Avremo anche noi una forte anticipazione della raccolta, come in pianura. La siccità non dovrebbe influire parecchio sulla quantità, mentre la qualità sarà buona. Certo, il tema (irrisolto) dell’irrigazione si pone in maniera perentoria anche per i vigneti». Un problema da affrontare in prospettiva, pena», secondo Donazzolo, «la sopravvivenza della viticoltura bellunese: «Ci chiediamo, ad esempio, perché in Alto Adige troviamo l’irrigazione anche ben sopra i mille metri, mentre da noi è addirittura improponibile. Loro, a 1300 metri, irrigano perfino i prati, i pascoli».
«Noi invece lasciamo avanzare il bosco, evidentemente perché non consideriamo ancora l’agricoltura come un settore strategico della nostra economia». Va detto che quassù in montagna c’è un problema di cui da sempre si discute, ma senza trovare il bandolo della matassa: quello della ricomposizione fondiaria. Tanti, troppi piccoli campi che stanno perdendo di valore, perché non c’è neppure l’interesse ad acquistarli per lavorarli. Da qui il timore di una incalzante desertificazione. Ad un’agricoltura professionale sta subentrando, secondo il presidente di Confindustria, un’agricoltura sociale, di assistenza, che a suo avviso non può avere valore, anzitutto perché non redditizia sul piano produttivo ( “semmai solo su quello dei servizi”).
«Produzioni in calo»
Un capitolo a sé rappresenta il settore del latte. Lo stress delle alte temperature ha comportato una minore produzione del 25, anche del 30% di latte. Non tanto nel mese di giugno, ma a cominciare dall’inizio di luglio, con un’incidenza maggiore alla fine del mese scorso e in queste settimane di agosto.
«Vogliamo dire la verità? Quest’esito non ci dispiace, considerata la maggiore produzione precedente. Dobbiamo però constatare amaramente che mentre il prezzo continua a calare alla produzione, si mantiene lo stesso alla distribuzione. E per fortuna che noi in provincia possiamo contare sull’azione calmieratrice della Cooperativa Lattebusche”. In ogni caso, il costo alla stalla in provincia è intorno ai 60 cent, o poco meno. La retribuzione è al momento di 5 cent inferiore. Siccome la crisi si fa sentire anche all’estero, dove pure si è palesato il medesimo stress, Donazzolo si augura che una “profonda riflessione” sull’eccessiva produzione di latte se la facciano pure i “Paesi d’importazione del latte a 20 cent il litro” e che, quindi, si verifichi presto un riequilibrio. Intanto? “Non ci resta che sperare in precipitazioni più importanti, ma che non lo siano eccessivamente, perché ci provocherebbero danni ancora più gravi”. La tempesta Vaia è di ammonimento.
Il caso Falcade
In alta montagna la siccità fa ancora più danni che a valle. Mettendo a rischio la stessa resilienza. «All’alpeggio non c’è quasi più erba da mangiare, per cui ritengo che riporteremo a valle le mucche con due settimane di anticipo rispetto ai fine-stagione del passato».
Chi parla è Fabrizio Pescosta, con azienda agricola a Sappade di Falcade, un avviato Agriturismo sull’incantevole borgata e la malga a passo Valles. «A stento abbiamo fatto il primo taglio dell’erba, non riusciremo a realizzare il secondo, quindi ci mancherà il 50% di fieno che dovremo comperare in pianura. Dove, peraltro, di fieno non ce n’è a sufficienza e quel poco che si troverà, costerà molto di più».
Le piogge di questi giorni sono state benedette, ma insufficienti. La poca acqua caduta è scivolata via, sulla terra resa impenetrabile dalla siccità, per cui all’erba non ha arrecato nessun contributo. Anche in quota, nonostante una temperatura più sopportabile, ma sempre calda, al di sopra di ogni media, le vacche da latte hanno patito un forte stress, per cui la produzione è diminuita fin dall’inizio della stagione. A differenza che in pianura, Pescosta spera che gli animali possano recuperare in queste ultime settimane, con le temperature molto più fresche. Pescosta è anche presidente provinciale di agriturismo Coldiretti.
«Per quanto riguarda la stagione turistica, questa non poteva essere delle migliori. Abbiamo fatto decisamente il pieno ed abbiamo constatato che gli ospiti ci cercano perché vogliono la qualità, possibilmente l’eccellenza, anche nella cucina a km0. Sono pure disponibili a pagare qualcosa di più. Quindi posso ammettere che questa è una stagione di grandi soddisfazioni. Certo è che il cambiamento climatico ci impone misure di adattamento davvero urgenti».
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