Da Alano con il cuore per Gagliole
ALANO DI PIAVE. Prima di loro, nessuno si era speso con tanto entusiasmo e determinazione per salvare la piccola Gagliole, un piccolissimo Comune di 600 e rotte anime in provincia di Macerata, nelle Marche, anch'esso devastato dal terremoto e ad oggi con più della metà degli abitanti sfollati. Ma caso ha voluto che Carmen Comaron, psicoeducatrice di Valdobbiadene e coordinatrice del centro diurno “Casa Nani” di Alano di Piave, conoscesse il sindaco del borgo, Mauro Riccioni. Il giorno dopo il sisma lei gli ha mandato un messaggio per chiedergli come stava. Lui le ha risposto «siamo disperati».
È bastato questo. «Sono partita con una collega infermiera per dare supporto psicologico alle persone colpite», racconta con un’energia contagiosa, «la notte che abbiamo dormito là è venuta la grande scossa, che ha fatto crollare quasi tutto quel che era rimasto in piedi. Siamo tornate a casa la domenica per lavorare il lunedì, ma con nel cuore e nella mente impressa tutta quella disperazione. Casualmente ho incontrato Raffaele Baratto, il capogruppo di maggioranza del Comune di Pederobba: dopo avergli raccontato la nostra esperienza si è subito prodigato e in quattro e quattr’otto ha fatto arrivare il messaggio di bisogno a tutta la cittadinanza». Sono bastati una manciata di giorni per riempire un intero camion di beni primari, soprattutto vestiti, pasta, coperte e pannolini.
E già il venerdì sera il carico era pronto a partire: «Siamo ripartite in tre. Laggiù ci aspettavano davvero tutti perché nessun altro, a parte noi, si era attivato per aiutarli», prosegue Comaron, che grazie a un altro fortuito contatto, in questo caso con il giornalista Toni Capuozzo, è riuscita a far balzare agli onori delle cronache quel piccolo dramma paesano sconosciuto a tutti. «Grazie all’informazione capillare è scattato il tam tam mediatico e il sostegno lentamente è arrivato anche per loro, persone che hanno visto rompersi il loro equilibrio e la loro stabilità in un istante, vedendosi privare di tutto. Siamo riuscite ad aiutarle non solo con i beni materiali ma anche con il sostegno psicologico, perché sono fragili, provate, scioccate».
Con il nonno marchigiano, la spinta di aiuto è venuta subito da dentro. «L'avrei fatto comunque», ammette senza falsa modestia. Lei che con il suo discreto dinamismo è riuscita a entrare nel cuore di molti. «Mi stanno aspettando, me lo dicono. Presto tornerò giù».
Francesca Valente
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