Covid, energia, inflazione sulla strada della ripresa
I motivi di preoccupazione non mancano, e anzi nel corso delle ultime settimane si sono rafforzati tra l’andamento della pandemia e il persistere di criticità sul fronte delle materie prime, tra prezzi in crescita e carenze prolungate. Ma tutti i segnali che arrivano dalla scia del 2021 lasciano immaginare un altro anno di crescita sia a livello globale, sia nazionale. Con il Nordest che è stato tra i territori più rapidi nell’intercettare i segnali della ripresa internazionale ed è diventato il motore della crescita italiana grazie soprattutto alla forza dei distretti industriali, tornati sui livelli pre-Covid già a settembre dello scorso anno.
Secondo le rilevazioni periodico dell’ufficio studi di Intesa Sanpaolo, nei primi nove mesi del 2021 i cluster del Triveneto hanno realizzato vendite di beni per 40,8 miliardi di euro, contro i 31,3 del Nordovest, i 19,2 del Centro e gli 8,5 del Sud. Rispetto al primo anno di pandemia, hanno registrato forti progressi soprattutto il distretto del mobile di Pordenone e quello delle materie plastiche di Treviso, Vicenza e Padova, oltre all’oreficeria di Vicenza e alla termomeccanica di Padova. Mente restano in sofferenza il tessile e l’abbigliamento di Schio, Thiene e Valdagno, così come la meccanica strumentale di Vicenza.
La sensazione, comunque, è che in tutti i casi i livelli pre-pandemici saranno raggiunti entro il primo semestre. Sempre che non vi siano novità sui fronti aperti. La nuova ondata pandemica, nonostante numeri dei contagi particolarmente elevati, finora non ha prodotto rallentamenti di rilievo a livello di produzione, tanto che le stime sul Pil nazionale restano intorno al +4%. L’auspicio è che la situazione migliori con la fine dell’inverno, altrimenti il rischio di perdite di produttività è elevato.
Resta anche difficile da prevedere la situazione relativa all’inflazione. Le previsioni delle banche centrali, secondo le quali il ritorno del carovita sarebbe stato un fenomeno di breve durata, si sono rivelate fallaci. Nell’ultima analisi della Banca d’Italia sul tema viene sottolineato che le imprese stanno rivedendo “significativamente al rialzo” i listini e che le attese per fine anno sono per un aumento dei prezzi relativi ai beni di consumo nell’ordine del 3,2%, solo in leggera frenata rispetto al +3,9% di dicembre.
Se questo trend troverà conferma nei dati, ci troveremo a fare i conti con due fenomeni tutt’altro che secondari: da una parte la perdita di potere d’acquisto da parte dei consumatori, che andrebbe ad aggravare la dinamica dei consumi, cioè quella che resta più indietro rispetto all’era pre-pandemica; dall’altra conseguenze negative sulla marginalità delle imprese, soprattutto per quelle che offrono beni di consumo, che hanno spazi limitati per trasferire l’aggravio dei costi relativi alle materie prime sui consumatori finali.
Per il momento procede senza grandi scossoni la fase positiva dell’industria, in particolare quella l’industria italiana della macchina utensile, robotica e automazione, che vede il Veneto tra i territori più rappresentativi, grazie a una fitta rete di Pmi che operano al fianco di realtà più strutturate. Secondo il centro studi & cultura di impresa di Ucimu-Sistemi per produrre (l’associazione di settore), dopo il +22% registrato dalla produzione nel 2021, l’intonazione resta positiva sia per la ripresa del mercato interno, sia per la buona domanda estera. L’unica eccezione è costituita dai mercati asiatici, caratterizzati da una forte spinta alla produzione interna, che quindi penalizza gli stranieri. La principale incognita per i prossimi mesi è relativa alla persistente difficoltà nel reperire componenti e materie prime.
Tra i settori più in salute c’è l’immobiliare, alle prese con una crescita sia delle compravendite, che dei prezzi. Secondo le rilevazioni di Immobiliare.it, nel 2021 i valori delle case a Nordest sono saliti del 2,6% rispetto all’anno precedente, con Trento e Trieste a guidare la classifica dei capoluoghi provinciali (rispettivamente +5,9% e +5,2%), mentre Venezia ha messo a segno la performance peggiore a livello nazionale (-6% sul 2020). Questa dinamica pone le basi per un proseguimento del trend positivo anche nell’anno in corso.
Infatti, quando i prezzi crescono, e soprattutto c’è la previsione di un’accelerazione ulteriore a causa dell’inflazione, chi sta pensando di acquistare casa tende ad accelerare la decisione. A favore di questa tendenza gioca anche la situazione dei mutui. Secondo le rilevazioni di Mutuionline.it, è ancora possibile spuntare un tasso fisso intorno all’1% di Taeg, un valore sensibilmente inferiore all’inflazione. Inoltre le banche mantengono un atteggiamento molto accomodante verso il segmento dei mutui. Con lo smartworking che in molti casi si trasforma in fenomeno strutturale, inoltre, mutano le esigenze abitative. La Fiaip, federazione che rappresenta la filiera - dagli agenti alle agenzie immobiliari, dai consulenti del credito agli amministratori di immobili -, vede un mercato dinamico ancora per diverso tempo, anche se non in modo generalizzato. Il buon andamento del mercato immobiliare porta benefici a tutta la filiera dell’edilizia, per altro alle prese con il boom di lavori legati al Superbonus 110%, concessi a chi ristruttura gli immobili migliorandone l’efficienza energetica di almeno due classi. Vale per gli artigiani, così come per il comparto del mobile, che proprio nel Triveneto presenta la maggiore concentrazione imprenditoriale.
Fin qui le dinamiche generali, mentre se si scava a fondo emerge uno scenario ricco di sfaccettature nei singoli settori. A faticare nella ripresa sono soprattutto le realtà di piccole dimensioni, che faticano a inserirsi nelle nuove filiere globali che si vanno configurando sulla spinta della doppia transizione in corso, digitale e ambientale. Cambiamenti che richiedono investimenti importanti ed è per questa ragione che, dopo il boom di m&a nel 2021 (197 deal nel Triveneto secondo le rilevazioni di EY), anche quest’anno il tema delle aggregazioni resterà centrale. —
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