Cortina, un’altra infornata di fondi per la viabilità olimpica, ma di 81 milioni 61 vanno a Verona
Il ministro Federico D’Incà parla di “intervento poco chiaro”: servono fondi per la montagna bellunese. Pronta risposta dell’assessore De Berti: paradossale che contesti un’intesa fatta con il suo governo

CORTINA. Una nuova infornata di fondi ministeriali per le infrastrutture legate alla mobilità olimpica: 324 milioni da dividere tra Veneto, Lombardia, Province Autonome di Bolzano e Trento. Di questi, il criterio di ripartizione, ha assegnato al Veneto 81 milioni di euro. Che la Giunta guidata da Luca Zaia ha ripartito tra la galleria già programmata a Cortina a servizio della circonvallazione (16 milioni), la viabilità d’accesso al villaggio olimpico a Fiammes (4 milioni) e, soprattutto, per Verona c cui vanno sessanta milioni per la statale Abetone Brennero da Buttapietra a Verona. Verona che è sede olimpica per le cerimonie di chiusura delle Olimpiadi e di apertura delle Paralimpiadi, ma quel finanziamento ha comunque fatto sorgere più di un interrogativo.
Il ministro Federico D’Incà parla di “intervento poco chiaro”. «Gli 81 milioni assegnati al Veneto per le infrastrutture in vista delle Olimpiadi Milano-Cortina del 2026 sono una cifra importante che rientra nei 324 milioni previsti dall’ultima legge di Bilancio: risorse aggiuntive, ricercate con molta attenzione e su cui mi sono fortemente interessato per garantire infrastrutture utili alle nostre comunità. Non sono, però, d’accordo con la ripartizione che è stata annunciata oggi: la cifra maggiore, pari a 61 milioni di euro vuole essere destinata alla variante SS12 da Buttapietra a Verona: ho difficoltà a comprendere questo intervento e mi chiedo quale sia la necessità ai fini della manifestazione sportiva. È una domanda che rivolgerò all’assessore De Berti che conosce bene quell’area. Senza dubbio la comunità di Buttapietra va aiutata per il miglioramento della viabilità e lavorerò in prima persona, ma credo che queste importanti risorse debbano essere impiegate per le aree montane del bellunese, come la messa in sicurezza della Sp 251 della Val di Zoldo a costante rischio chiusura per le frane, e negli altri tratti stradali necessari al raggiungimento delle aree coinvolte o per la viabilità del Comelico».
La risposta non si è fatta attendere. «Considero offensive le dichiarazioni del Ministro D’Incà, che vuole insinuare un legame tra l’attribuzione di 61 milioni per la Statale 12 e la mia provenienza geografica - ha detto la vicepresidnete Elisa De Berti – Faccio notare al Ministro come negli ultimi cinque anni ho portato nel Bellunese, con le deleghe di mia competenza, oltre un miliardo di euro di investimenti, frutto di un lavoro quotidiano con il territorio e il Ministero a cui faccio riferimento. La mia è quindi una visione d’insieme dei problemi del Veneto, che guarda all’intera regione e che lavora per portare soluzioni sul territorio nel suo complesso, non certo per una sua parte. Trovo inoltre paradossale l’accusa rivolta nei miei confronti, che assume i toni di una critica fatta per ripicca da un Ministro bellunese che si lamenta del fatto che lo stanziamento non è stato destinato al territorio bellunese, dimostrando quindi non solo una visione limitata ma lanciando accuse che si ritorcono contro la stessa persona che le ha lanciate».
E ancora: «Il riferimento del Ministro D’Incà alla Val di Zoldo è fuori luogo e dimostra scarsa conoscenza della situazione, non avendo l’opera alcun livello di progettazione e non potendo essere quindi finanziata con queste risorse e realizzata entro il 2025. Auspico infine che il Ministro, al di là di contestare le risorse stanziate, frutto peraltro di accordi che prendiamo con il governo di cui fa parte, inizi a darci una mano in modo fattivo per far sì che le risorse arrivino in Veneto. Attendo quindi con ansia la telefonata che ha annunciato lui stesso per illustrargli tutte le situazioni di criticità del territorio regionale, comprese quelle di Belluno», conclude la vicepresidente.
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