Coronavirus, a Belluno tamponi rapidi per i sintomatici negli ambulatori di medici e pediatri
BELLUNO Medici di famiglia e pediatri di libera scelta in prima linea nella diagnosi del Covid-19. L’ultima ordinanza (n. 105) della Regione Veneto emanata venerdì introduce l’utilizzo dei test rapidi antigenici anche negli ambulatori dei medici di assistenza primaria sul territorio. Obiettivo: scoprire in tempi sempre più rapidi le positività al Coronavirus.
«I test antigenici rapidi prevedono l’introduzione di un piccolo tampone all’inizio della narice con diagnosi in 10-15 minuti. Questo genere di test può essere utile in determinati contesti, consentendo una tempestiva differenziazione tra sindrome influenzale e Covid. L’utilizzo di tale tipologia di test da parte dei medici di famiglia e dei pediatri di libera scelta potrebbe accelerare la diagnosi di casi sospetti o di pazienti esposti al rischio», si legge nell’ordinanza veneta, dove si evidenzia la necessità di dotare queste figure professionali di questi test in vista dell’aumento di forme simil Coronavirus legate all’influenza e alla parainfluenza. «È necessario fornire alla popolazione una risposta tempestiva e una conseguente presa in carico rispetto alla diagnosi positiva al virus», si legge sempre nell’ordinanza.
La giunta Zaia è intenzionata a garantire una disponibilità iniziale di 50 test antigenici rapidi a ogni medico o pediatra che ne farà richiesta. In questo modo, se un paziente, bambino o adulto, presenta dei sintomi simil Covid, invece di recarsi ai drive-in ospedalieri già al collasso, potrà rivolgersi al medico di base per sottoporsi allo screening rapido e sapere così se i sintomi sono riconducibili al virus SarsCov2. Un sistema, quindi, pensato per alleggerire l’attività del laboratorio microbiologico, evitando anche quarantene ed isolamenti magari non necessari.
Ma se nel principio dell’ordinanza i medici di famiglia e i pediatri si dicono d’accordo con la Regione e sono pronti a fare la loro parte («non ci siamo mai tirati indietro», dicono), sottolineano come l’operazione sia più facile da dirsi che da farsi.
Due le obiezioni avanzate dai camici bianchi. «È giusto che per un caso di semplice raffreddore, naso che cola o mal di gola gli utenti non vadano a intasare i drive-in ospedalieri, che da qui all’inverno saranno più che oberati di richieste», precisano Fabio Bortot, fiduciario della Fimmg, e Giampaolo Risdonne, referente di categoria dei pediatri. «Ma questi test dovrebbero essere eseguiti al di fuori degli ambulatori, per evitare di doverli chiudere in caso ci trovassimo di fronte a un paziente positivo al Covid».
«Prima di eseguire questo tampone rapido», precisa Bortot, «dovrei vestirmi in modo adeguato, come fa il personale sanitario dei drive-in, e questo non lo posso fare durante la normale attività ambulatoriale. Ci vuole poi tanto tempo. Per questo dico che sarebbe opportuno che l’Usl ci mettesse a disposizione degli spazi adeguati per farlo, onde evitare contagi con gli altri pazienti». Dello stesso avviso Risdonne. «Se possiamo dare una mano, siamo pronti e non ci siamo mai tirati indietro. Ma per poter eseguire un test del genere servono i locali adeguati. Intanto», prosegue il pediatra, «dobbiamo sapere se il test antigenico che ci darà la Regione sarà vestibolare, cioè con prelievo all’inizio delle narici o più profondo. Nel primo caso potremmo dire alle mamme di farlo ai figli, dopo essere passate a prenderlo in ambulatorio; nel secondo caso, invece, avremmo bisogno di avere stanze ad hoc. Se l’esito fosse negativo, potremmo visitare il bimbo. Una domanda è d’obbligo: come si può avere un ambulatorio Covid free, come richiesto dalla Regione, se quel paziente risultasse positivo?». —
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