Coronavirus a Belluno, sette stagionali bloccati nel rifugio

CORTINA D’AMPEZZO. Sono sette. Bloccati da settimane ai 2.123 metri di quota del rifugio Faloria. Erano dipendenti stagionali della struttura, fino a quando non è iniziata l’emergenza legata al Coronavirus.
In base ai decreti varati per il contenimento del contagio di Covid-19, i lavoratori non hanno ancora potuto raggiungere le loro residente. Sono Cristina Anedda, Angelo Paradiso, Giuseppe Artillo, Giuseppe Pinto, Valentino Russo, Marilena Erbí e Sahit Kalisi, sette dipendenti della società Faloria, che stanno passando il periodo di “quarantena” lassù in quota, nel rifugio che fino all’8 marzo era metà indiscussa del popolo degli sciatori, vip ma non solo.
«Dal 10 marzo, da quando i decreti hanno imposto la chiusura degli impianti di risalita e del rifugio siamo rimasti quassù», spiegano, «perché non potevamo raggiungere le nostre residenze».

I dipendenti provengono dalla Sardegna, dalla Campania, da Roma e uno addrittura dal Kossovo. «Il primo periodo è filato via liscio, visto che dovevamo fare le pulizie e sistemare il rifugio in vista della chiusura di fine inverno», spiegano i sette. «Le ultime settimane, invece, sono passate via lente: noi siamo rimasti qua, perché non potevamo tornare a casa. Adesso abbiamo fatto richiesta alle nostre Regioni e in teoria fra qualche giorno potremmo avere l’atteso via libera per fare ritorno alle nostre abitazioni. Dovremmo fare un’altra “quarantena” oltre a quella che in sostanza abbiamo già fatto quassù, ben isolati da tutti».
Come avete vissuto ai 2.123 metri di quota questo periodo?
«In realtà bene», rispondono, «non ci manca niente. La società ci ha fatti rimanere, anche perché in caso contrario non avremmo saputo dove andare».

Quando siete arrivati sul Faloria?
«Siamo qui da novembre, da quando, cioè, è iniziata la stagione invernale. La differenza è che manca il lavoro, mancano gli sciatori, le centinaia e centinaia di persone che arrivavano tutti i giorni, per il resto per noi stare qui è normale. Eppoi il rifugio è enorme e dotato di tutti i comfort. No, non ci manca niente e di questo dobbiamo ringraziare la società, anzi mangiamo anche troppo e siamo ingrassati. Abbiamo camere confortevoli dotate di televisione, c’è la lavatrice, c’è l’wi-fi e ci sentiamo quotidianamente, anche più volte al giorno, con i nostri familiari e con gli amici. Il direttore del rifugio Fabio Rea e l’amministratore della società Enrico Ghezze ci chiamano ogni giorno, ci chiedono come stiamo e se abbiamo bisogno di qualcosa. Ma stiamo bene».
Il meteo vi ha aiutato...
«Ci sono state giornate fantastiche di sole», spiegano, «e abbiamo preso il sole in terrazza, abbiamo ammirato il panorama, che da quassù è unico e magnifico. A differenza di prima, abbiamo solo dovuto organizzare diversamente la giornata. Prima lavoravamo e basta, adesso passiamo il tempo diversamente, stando parecchio al sole. Facciamo qualche gioco di società, leggiamo libri, guardiamo la televisione. Pasqua e Pasquetta avremmo lavorato, quindi passarla in relax è stato sicuramente diverso, ma siamo stati bene, siamo un brl gruppo affiatato».
I dipendenti pensano anche al futuro del loro lavoro e non mancano in merito le preoccupazioni. «Avremmo dovuto lavorare fino a maggio inoltrato», sottolineano, «dato che la ski area avrebbe chiuso il 3 e poi avremmo dovevuto dedicarci alle pulizie di chiusura. Invece questo virus ha imposto la chiusura anticipata. Per l’estate siamo preoccupati come tutti. Non sappiamo se potremmo lavorare e da quando, non lo sanno ancora nemmeno i nostri titolari. La speranza è di poter tornare quassù a svolgere i nostri compiti, ma allo stato attuale è tutto un po’ in alto mare. Torneremo sicuramente per l’inverno prossimo».
«Ora», concludono, «speriamo di tornare nelle nostre case e poi di ricominciare con il lavoro appena si potrà».
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