Coronavirus a Belluno: le aziende riaprono, i sindacati vigilano sulla sicurezza

BELLUNO. Il grande ritorno in fabbrica, dopo un mese di sospensione. Ma con il paradosso. L’unica fabbrica che sarebbe titolata a riaprire, perché le commesse arrivate da poco segnano lo spartiacque della sopravvivenza, rimane chiusa. Tutte le altre riaprono, seppur a singhiozzo. La Wanbao di Mel, dunque – perché è a questa che ci riferiamo – farà un’altra settimana di fermo. Non lo farà, invece, come aveva anticipato, la Edim di Alano, Gruppo Bosch; ha comunicato al sindacato che da giovedì, ritenendosi in filiera (settore automotive), si sente autorizzata a riprendere. E così pure la Olis di Ali Group. Quasi tutti al via, quindi, seppur a ranghi ridotti, in attesa di fare il mezzo pieno di lavoratori la prossima settimana e il pieno dal 27 aprile. La speranza è che il Governo allenti le maglie.
Oggi ritorna in campo la più grande industria del Bellunese, la Luxottica, con un terzo dei lavoratori distribuiti nei diversi stabilimenti. Nelle settimane scorse vi avevano operato soltanto i servizi di manutenzione e di logistica. Leonardo Del Vecchio ha assicurato per i suoi collaboratori il massimo di protezione, dalla rilevazione della temperatura all’esterno, alle mascherine e ai guanti, dal distanziamento sociale allo scaglionamento di ingressi e uscite. In fabbrica anche la Marcolin, la Thelios, la De Rigo, le altre occhialerie; tutte, in ogni caso, con una percentuale ridotta di lavoratori. Ancora a casa, oggi, la Safilo, per il secondo giorno di cassa integrazione, dopo il venerdì santo.
«Le nostre imprese scaldano i motori in vista di una ripresa che sarà quasi generale lunedì prossimo. Noi vigileremo – assicura Denise Casanova, della Cgil – perché la protezione sanitaria dei lavoratori sia garantita». L’impressione, secondo Cgil, Cisl e Uil è che i cancelli d’ingresso si aprano questa mattina per 7 aziende su 10, mentre secondo Confartigianato quelle della categoria restano chiuse al 60%. Il sindacato è sorpreso soprattutto per la reazione delle fabbriche metalmeccaniche.
Le più importanti saranno tutte attive. Dalla Costan alla Clivet, dalla Forgialluminio alla Metalba. A protestare è la Fiom, che ieri ha palesato in una nota tutte le sue perplessità. «Da domani (oggi per chi legge), in virtù del moltiplicarsi di richieste, a volte fantasiose, alla prefettura di Belluno da parte di imprese che non rientrano nelle attività elencate nel Dpcm del 10 aprile – annota il segretario Stefano Bona – molte aziende riprenderanno le attività in modo parziale o totale. In queste ultime ore da più parti arrivano pressanti a non recedere dalle limitazioni della mobilità e delle fermate produttive. Ricercare argomentazioni di ogni genere per giustificare il rientro al lavoro ci fa ritenere – prosegue Bona – che oltre 19 mila morti non siano ancora sufficienti per capire la situazione in cui versa il Paese e che non si ha la consapevolezza che queste azioni potrebbero causare il ritorno della crescita della curva dei contagi. Inoltre usare il silenzio-assenso della Prefettura, oberata da richieste da vagliare per aggirare il Dpcm indica una classe imprenditoriale che vorremmo maggiormente responsabile», aggiunge Bona confermando che la Fiom Cgil di Belluno continuerà ad opporsi a questi comportamenti avendo come unico e imprescindibile obiettivo la salute di chi lavora.
Apprezzata, da questo punto di vista, l’assicurazione confermata ieri dal presidente della Regione, Luca Zaia, che lo Spisal continuerà il monitoraggio sul rispetto delle norme di sicurezza. Bona ricorda, in ogni caso, che secondo l’ultimo Dpcm la sussistenza delle motivazioni addotte per la riapertura dovrebbe essere verificata tra Regione e Prefetture. «Sta davvero avvenendo?», si chiede.
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