Coronavirus a Belluno, contagiati ottantuno tra medici e operatori

Il report dell’Anaao provinciale: «In preoccupante aumento anche i casi di positività tra i medici di base, da tre sono diventati sette»

BELLUNO. Sedici medici ospedalieri, sette di medicina generale, 38 infermieri, 12 operatori socio sanitaria e otto tra amministrativi, ausilari e borsisti. Sono questi i numeri della positività al coronavirus del personale dell’Usl 1 Dolomiti, secondo i conteggi fatti dall’Anaao. I dati si riferiscono al 16 aprile, quando i positivi in provincia erano 792.

«Siamo di fronte a dati in aumento rispetto all’ultima rilevazione di fine marzo. L’elemento preoccupante», precisa Luca Barutta, referente provinciale del sindacato dei medici ospedalieri, «è l’incremento di positività dei medici di famiglia, che dai tre di marzo sono passati a sette. E questo è stato verificato, grazie alla richiesta di essere sottoposti a tampone avanzata dall’Ordine dei medici provinciale».

Anche i medici ospedalieri contagiati sono aumentati, anche se con percentuali minori rispetti ai colleghi territoriali. «Alla fine», spiega il sindacalista, «i medici contagiati in provincia rappresentano il 10% del totale dei cittadini positivi, una percentuale in linea col dato nazionale del Sistema sanitario italiano».

Il referente Anaao evidenzia che «la crescita dei medici ospedalieri positivi sta diventando sempre più lenta, segno che si sta allentando il contagio tra il personale». E questo, per il referente dell’Anaao, deriva dal fatto che «gli operatori sanitari dispongono di dispositivi di protezione individuale abbastanza adeguati e che la divisione dei percorsi all’interno dell’ospedale dei vari pazienti sta portando i suoi frutti».

Ma il merito è soprattutto di alcune novità: «È importante l’utilizzo della mascherina da parte dei pazienti», dice Barutta, «ma fondamentali si sono rivelati i tamponi ai quali vengono sottoposti tutti i ricoverati: grazie a questi esami, evitiamo il contagio all’interno dei vari reparti».

Per il sindacalista sarebbe stato meglio effettuare maggiori tamponi. «La difficoltà di processarli ha creato qualche disagio. Basti considerare che all’interno delle aree Covid dell’ospedale ci sono dipendenti che non sono mai stati sottoposti a questo esame».

Resta infine il dubbio che i numeri sui bellunesi positivi non siano completi. «Che fine fanno i positivi delle case di riposo e quelli che muoiono in queste strutture? Rischiano di non essere compresi all’interno del dato complessivo e quindi diventa difficile capire fino in fondo quale sia la portata dell’epidemia nella nostra provincia».

Una mancanza di trasparenza che l’Anaao denuncia da tempo. «Durante l’incontro che abbiamo avuto il 6 aprile, l’Usl si era impegnata a tenere aggiornati i sindacati ogni settimana sui dati del contagio, ad oggi, però, non abbiamo visto nulla. La trasparenza qui è come quella della visiera fumé delle maschere per la saldatura».

Infine, l’Anaao bellunese non si dice contraria al test sierologico. «Dal punto di vista medico verifica se una persona è già entrata in contatto col virus. Ad oggi, però, servirebbe un modo per prevenire questa positività e ancora non ci siamo».

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