Colonizzati dalla pianura «Prima l’acqua ora la terra»

Gli amministratori sono preoccupati, il consigliere regionale Reolon li invita a controlli stringenti ma chiede anche agli imprenditori locali di farsi avanti
Di Marcella Corrà
Belluno, 20 Marzo 2009. Assemblea generale Confindustria Belluno Dolomiti. Tavola rotonda per condurre il manifatturiero fuori dalla crisi...Intervine il Ministro del lavoro Maurizio Sacconi.Sergio Reolon
Belluno, 20 Marzo 2009. Assemblea generale Confindustria Belluno Dolomiti. Tavola rotonda per condurre il manifatturiero fuori dalla crisi...Intervine il Ministro del lavoro Maurizio Sacconi.Sergio Reolon

TRICHIANA. «Dopo l’acqua, ecco la colonizzazione della terra». Belluno, ancora una volta, terra di conquista. Ne è convinto Sergio Reolon, consigliere regionale, che però pone subito l’accento su un altro aspetto della questione “vigneti”. «I bellunesi si lasciano colonizzare. Possibile che non ci siano imprenditori in grado di fare quello che stanno cominciando a fare i produttori di prosecco del Trevigiano?».

I vigneti di prosecco piantati nel Bellunese, in alcuni dei luoghi più belli e incontaminati della Valbelluna (da Castion, a Limana, a Trichiana) sono stati al centro dell’attenzione e delle discussioni degli agricoltori che come ogni anno si sono ritrovati a Sant’Isidoro, a Nate di Trichiana, per la festa del loro patrono.

Una trentina di trattori posteggiati sui prati accanto alla chiesetta dedicata a Sant’Isidoro sono stati benedetti dal parroco di Trichiana e Sant’Antonio di Tortal don Egidio Dal Magro che ha dedicato gran parte della sua omelia a ricordare il valore della terra, della sua tutela e cura, il disvalore dello spreco, anche di cibo, e dell’inquinamento dei terreni.

Tema quanto mai attuale, in questi giorni in cui arrivano le notizie di piantagioni di ettari ed ettari di vigneti, una forma di agricoltura intensiva, di tipo industriale, che ha bisogno per sua natura di molti trattamenti chimici pericolosi.

I cittadini sono preoccupati, a Castion come a Trichiana, ma i Comuni hanno le mani legate: i contratti sono tra privati, i proprietari dei terreni e le aziende produttrici che comprano o affittano la terra, i terreni sono agricoli e agricolo è il loro uso.

Silvano Dal Paos, sulle pagine del nostro giornale ma anche alla festa di ieri a Sant’Isidoro ha sollecitato i Comuni a vigilare: «Le amministrazioni devono avere un occhio di riguardo per queste vicende, non possiamo tornare indietro di trent’anni quando il nostro lavoro di agricoltori venne messo in disparte a favore della industrializzazione. La nostra agricoltura, quella che pratichiamo ogni giorno, è più che biologica e così deve restare».

L’analisi di Sergio Reolon è articolata. Parte da lontano, da qualche anno fa, quando cominciò la colonizzazione delle malghe. Arrivarono gli allevatori di pianura che avevano bisogno di terreni, di alpeggi. I Comuni guadagnarono parecchio dall’affitto delle malghe ma con quei prezzi gli allevatori locali vennero tagliati fuori, non potevano permettersi di pagare decine di migliaia di euro per l’affitto della malga.

Poi ci sono stati i terreni presi in affitto per lo spargimento dei liquami. Anche qui gli allevatori di pianura l’hanno fatta da padrone, prendendo in affitto in terreni, guadagnandoci sopra l’indennità compensativa per la montagna, ma spesso senza occuparsi veramente di quei terreni, a loro basta avere le carte che provano che hanno dei terreni a disposizione.

Ora c’è la questione dei vigneti, la nuova colonizzazione, come la chiama Reolon.

«Che ci sia la possibilità anche in provincia di Belluno di avere una agricoltura che fa reddito non è una cosa negativa. Occorre vedere come si fa questa agricoltura, quanti pesticidi si usano, se ci sono problemi per la salute di chi abita vicino. D’altra parte non è difficile capire questi imprenditori trevigiani. Da loro il terreno vale 700.000- 1 milione di euro a ettaro, qui ce l’hanno a 30.000-50.000 euro. Va anche detto che non c’è stata lungimiranza in questa vicenda. Quando la giunta Zaia ha ampliato la possibilità di produrre prosecco anche in provincia di Belluno io ho sentito solo esultanza, anche da queste parti. Ora si rendono conto tutti di cosa significa perdere il controllo del proprio territorio, con tante incognite come quelle legate alla salute. Avevo espresso allora una critica sulle conseguenze dell’accaparramento dei terreni, per la concorrenza che viene fatta ai produttori delle zone storiche del prosecco, in termini di costi».

Ma l’agricoltura bellunese non deve fare solo i conti con le nuove produzioni agricole (senza dimenticare i meleti trentini della zona di Cesiomaggiore, ormai piantati da anni), ma anche con la questione delle quote latte.

Nel 2015 le quote dovrebbero sparire e la preoccupazione tra gli agricoltori è alta.

Anche in questo caso Reolon ricorda bene come gli agricoltori fossero a suo tempo contrarissimi alle quote latte: «Se non ci fossero state, in provincia di Belluno ora non ci sarebbe più neanche una mucca. Il fatto che vengano cancellate preoccupa molto. Nei giorni scorsi sono stato a Roma a parlare con il ministro Martina e con l’europarlamentare De Castro. La partita non è facile, ma occorre agire».

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