Cicloturismo, sul tavolo dieci milioni

Commissionata a Eurac un’indagine per capire come e dove indirizzare i finanziamenti richiesti da Feltrino e Valbelluna
Di Roberto Curto

CESIOMAGGIORE. Hanno percorso 1.200 chilometri in due giorni per verificare e testare alcuni percorsi da fare in bicicletta tra Feltrino, Valbelluna con una puntata fino in Alpago. Sono i sei cicloturisti tedeschi di Rad Race, chiamati da Eurac, azienda altoatesina che si occupa di promozione turistica e in particolare di cicloturismo. Perché la Valbelluna ha deciso di investire, e tanto. Circa dieci milioni di euro. Perché fra tre anni, grazie ai progetti che sfrutteranno i fondi destinati ai Comuni di confine e i finanziamenti del Gal, le due dorsali utilizzate da chi fa turismo sui pedali, ovvero la Via Claudia Augusta Altinate e la Venezia – Monaco, saranno unite da una rete di piste ciclabili che aprono il nostro territorio a un target di clientela, i cicloturisti soprattutto del nord Europa, che finora hanno visto il nostro territorio come semplice zona di attraversamento per raggiungere altre mete. Si chiama turismo lento.

I sindaci, questa volta hanno fatto squadra e hanno deciso di convogliare le risorse necessarie a preparare l'infrastruttura di percorsi e sentieri ciclabili per convincere a fare della Valbelluna la zona di approdo, dove i cicloturisti possono fare base per poi muoversi, anche al di là del nostro bacino, arrivando nella pedemontana trevigiana piuttosto che sul fronte vicentino del Monte Grappa. Il primissimo bilancio dei test eseguiti la scorsa settimana sui tracciati della Valbelluna sono stati presentati domenica mattina a Busche a una buona schiera di sindaci, venuti per ascoltare da chi conosce le abitudini dei cicloturisti come attrezzare il territorio perché possa essere ritenuto appetibile. Ed è per questo che il 21 novembre ci sarà un altro incontro con chi opera nel settore, a cominciare dagli albergatori e dai gestori di bed and breakfast.

«Mi sembra abbiamo imboccato la strada giusta», spiega il sindaco di Santa Giustina, Ennio Vigne, «perché se si investono somme notevoli per realizzare piste ciclabili, dobbiamo essere certi che una volta creata l'infrastruttura, ci sia anche chi ne usufruisce. I sindaci hanno compiuto una scelta responsabile, che fino a pochi anni fa non sarebbe stata affatto scontata. Si è deciso di rinunciare ai fondi del Gal per cederli alla Sinistra Piave, che altrimenti sarebbe rimasta fuori da questo progetto».

Le potenzialità ci sono. Le ha spiegate uno degli esponenti di Eurac presenti a Busche: «Il brand Valbellua può avere un richiamo se abbinato al Veneto e a tutta una serie di elementi come la storia, la gastronomia, le tradizioni. Ovviamente il contesto naturalistico e ambientale è importante, ma da solo non basta. Qui la Valbelluna è avvantaggiata perché ha luoghi magnifici e una concentrazione di cicloturisti ancora modesta. Chi parte da una grande città del nord Europa per una vacanza in bicicletta, cerca di lasciare a casa il caos, lo stress. Qui abbiamo trovato luoghi eccezionali, come il Grappa, praticamente sconosciuto, ma che ha suscitato grandi emozioni tra i cicloturisti di Rad Bike».

Tra gli obiettivi del progetto c’è la mappatura di dieci, quindici percorsi, con difficoltà tecniche diverse, per farne una base sulla quale porre la Valbelluna al centro del viaggio, con tre o quattro pernottamenti in zona, che non impediscono al cicloturista di muoversi poi in piena autonomia. «Con una crisi generalizzata del turismo invernale», ha spiegato il rappresentante di Eurac, «si è scatenata una caccia al cicloturista in Svizzera, in Tirolo e nello stesso Alto Adige. La concorrenza è forte, ma la Valbelluna ha carte interessanti da giocare per richiamare ciclisti con bici da corsa, monutain bike e anche con le bici elettriche».

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