Caro affitti Ater, lo stop della Regione

BELLUNO. Mentre a Belluno non ci sono state importanti contestazioni al caro affitti delle case Ater, così non è stato in altre parti del Veneto dove le proteste sono state a dir poco vivaci.. Assessore Lanzarin, gli inquilini contestano i nuovi affitti degli alloggi popolari, ci sono assemblee un po’ ovunque, i sindaci sono divisi, molti consigli comunali approvano mozioni contro la legge delle Regione.
«La legge sarà certamente corretta, e mi impegno a farlo entro fine settembre, almeno nel regolamento di competenza della giunta. Ma dico subito: corretta, non stravolta. L’impianto non si tocca. La riforma è una buona legge, più equa, che finalmente fa ordine in un settore dove storicamente si erano create distorsioni, come dimostra quello che emerge oggi. Non ci saranno più alloggi per furbetti e privilegiati, ma solo per chi ha davvero bisogno, con tutele importanti».
C’è chi si è visto aumentare di 4 - 5, anche 10 volte l’affitto. In un caso limite anche di 20. È una stangata.
«Stiamo raccogliendo i casi più eclatanti in ogni provincia, li veglieremo in Regione con il tavolo di monitoraggio previsto dalla stessa legge. Certo ci sono situazioni anomale, penso agli anziani penalizzati da Tfr, eredità, liquidazioni o indennizzi, o situazioni familiari particolari. Per questi casi introdurremo dei correttivi, togliendo dal computo tutte le voci “straordinarie” di redditi»
E chi, con reddito da lavoro dipendente, deve ora pagare canoni da libero mercato?
«Non entro nei singoli casi. Ma dico che non ci saranno correttivi per privilegiati e furbetti: ci sono 7.550 inquilini, il 20%, che hanno visto riduzioni degli affitti. Invece sono emersi casi di inquilini con depositi in banca di 7-800 mila, 5-600 mila euro, ancor più con somme tra i 200 e i 300 mila. Dico solo: “di cosa stiamo parlando?”. Di fronte a questi casi dobbiamo pensare ai 14.500 veneti in lista d attesa nelle graduatorie del Veneto, con Isee inferiore ai 20 mila euro. Altra cosa importante: la riforma non butta fuori di casa nessuno, a chi non rientra nei requisiti sono concessi due anni per mettersi in regola».
Qualcuno le contesta di aver definito “privilegio” il fatto di abitare nelle case popolari.
«Mi riferivo esclusivamente a chi ha disponibilità economiche tali da non aver necessità di alloggio popolare. Ricordo che un altro punto chiave della riforma è l’abolizione degli alloggi a vita. Ci sono cinque anni di contratto rinnovabili per altri 5, dopo i 10 anni un fondo ad hoc ed i Servizi sociali aiuteranno soltanto chi non avendo i requisiti va sostenuto nel suo disagio sociale».
Veniamo all’Isee. L’introduzione dell’indicatore socio economico non è proprio piaciuta.
«Siamo stati l’ultima regione ad adottarlo in Italia, e difendo la nostra scelta. È incontestabilmente uno strumento più aderente alla realtà e più “oggettivo” dei vecchi criteri. Certamente si interverrà sull’Isee di permanenza, che sarà alzato, più che su quello di accesso (la soglia dei 20 mila euro, ndr). Ma su questi punti la legge è prerogativa del consiglio, non della giunta. Come giunta, ribadisco, siamo pronti a intervenire nel giro di un mese, per introdurre i correttivi sui canoni e sulle deroghe al computo dell’Isee, per venire incontro ad anziani e pensionati». —
Andrea Passerini
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