Portalettere in trasferta a Lozzo: riconosciuto l’indennizzo

Da 3 a 9 euro al giorno a chi si sposta tutti i giorni da Pieve di Cadore. Esulta la Slc Cgi: «Vittoria del sndacato»

Paola Dall'Anese
Il container dove lavorano i portalettere a Lozzo
Il container dove lavorano i portalettere a Lozzo

Poste italiane riconosce le trasferte ai portalettere di Pieve di Cadore che da un anno sono costretti a lavorare a Lozzo, dopo che la sede principale è stata chiusa per motivi di sicurezza. Sono nove i dipendenti costretti, da un anno, a raggiungere ogni giorno la sede di Lozzo da Pieve o da altri luoghi vicini. Quello che verrà riconosciuto loro (per quest’anno e per tutto il periodo in cui dovranno recarsi a Lozzo) è l’indennità di trasferta, per chi deve percorrere più di 10 chilometri per raggiungere il container, o l’indennità chilometrica con rimborso chilometrico, per chi percorre meno di 10 chilometri. Ai dipendenti andranno dai 3 ai 9 euro al giorno. «Se consideriamo un anno intero, parliamo di un bel gruzzoletto che torna nelle tasche dei portalettere», evidenzia Adriano Musolino della Slc Cgil, che dà l’annuncio di quella che definisce una «vittoria del sindacato».

Il sindacalista evidenzia che questo risultato arriva dopo le varie segnalazioni trasmesse all’Ispettorato del lavoro di Belluno, segnalazioni che hanno dato il via agli accertamenti. «La decisione di Poste italiane di riconoscere le indennità di trasferta e le competenze spettanti ai lavoratori interessati», precisa Musolino, «conferma quanto la nostra organizzazione sindacale sostiene fin dall’inizio: le regole erano già scritte e non lasciavano spazio a interpretazioni discrezionali».

Per Musolino «il manuale delle trasferte disciplina chiaramente il riconoscimento delle competenze economiche dovute ai lavoratori inviati fuori dalla propria sede abituale di servizio. La nostra non era una richiesta straordinaria, né una rivendicazione priva di fondamento, era semplicemente l’applicazione delle norme aziendali e contrattuali».

Il referente della Slc Cgil evidenzia che «per mesi ogni confronto con l’azienda si è scontrato con un vero e proprio muro di gomma. Solo grazie all’intervento delle autorità competente è stato possibile riportare la vicenda nell’alveo della corretta applicazione delle regole».

La vicenda di Lozzo nasce un anno fa, quando, sempre su segnalazione della Slc Cgil, per motivi di sicurezza era stata chiusa la sede di Pieve di Cadore dei portalettere. Allora era stato allestito un container a Lozzo: «La soluzione doveva essere temporanea, ma è diventata una condizione lavorativa protratta ben oltre ogni ragionevole limite, con disagi che i lavoratori hanno sopportato quotidianamente», evidenzia il sindacato. «Spazi insufficienti, criticità logistiche, problemi legati al riscaldamento, al congelamento dell’acqua durante il periodo invernale: condizioni complessivamente incompatibili con un’organizzazione moderna del lavoro».

La Slc Cgil attende un altro passo di Poste: «Prima dell’arrivo dell’autunno speriamo che la nuova sede sia completata e operativa. Sarebbe inaccettabile affrontare un secondo inverno in container, costringendo ancora una volta i lavoratori a svolgere le operazioni in condizioni che non possono essere considerate tollerabili. Il riconoscimento delle trasferte rappresenta una vittoria importante ma il vero obiettivo resa quello di garantire ai portalettere di Lozzo una sede definitiva dignitosa e adeguata».

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