Caccia al cervo, anticipo al 18 per le femmine e i cuccioli

Concesso il 20% in più degli abbattimenti. De Bon: «La densità è eccessiva»  Cambiano i tempi anche nelle zone di svernamento del camoscio 



La stagione della caccia aprirà ufficialmente il 15 settembre, ma in provincia di Belluno il calendario venatorio prevede un anticipo al 18 agosto per i cervi e in particolare per le femmine e i piccoli. Il calendario è stato adottato nei giorni scorsi e, a spiegare il senso dell’apertura anticipata della caccia ai cervi, è il consigliere provinciale delegato, Franco De Bon. «Il calendario ha anche un obiettivo politico, quello di mettere i cacciatori a disposizione della società per rimediare all’eccessiva densità di cervi che causano incidenti automobilistici e danni ingenti all’agricoltura. Inoltre, la brucatura invernale, rischia di rallentare la ripresa dei boschi nel post Vaia. Ma c’è un altro obiettivo, quello di una corretta conservazione della specie, che vede la popolazione destrutturata a favore delle femmine».

Ed è proprio contro le femmine che si concentra il piano di abbattimento dei cervi, piano che conserva gli stessi numeri dell’anno scorso per i maschi, mentre aumenta del 20% il prelievo delle giovani femmine e dei piccoli.

«Abbiamo chiesto un parere all’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale chiedendo di aprire in anticipo», precisa De Bon, «soprattutto nelle zone dove c’è maggior densità e prima che avvenga la migrazione da disturbo venatorio. Gli animali, infatti sono molto sensibili e tendono a spostarsi non appena inizia la caccia. Riteniamo molto importante che, attraverso queste azioni puntuali, il piano venga realizzato completamente». E a chi si preoccupa per i turisti ancora presenti in agosto, De Bon assicura: «Noi abbiamo 4 milioni di presenze annue, Bolzano ne ha 32 milioni e si va a caccia dal primo agosto. Inoltre chi opererà ha una preparazione specifica e spara solo in condizioni di assoluta sicurezza».

A chiedere la riduzione dei cervi, che attualmente in provincia sono 10 mila, è stato il Tavolo verde, istituito dalla Provincia tra cacciatori e agricoltori: «Non c’è un numero definito di cervi al quale vogliamo arrivare. L’anticipo della caccia è stato approvato per tre anni, poi capiremo se è stato efficace».

L’altra novità riguarda il camoscio, che dal 15 dicembre (la chiusura ufficiale della caccia è fissata al 30 dicembre, ma ogni specie ha calendari leggermente diversi) si trasferisce nelle zone di svernamento e non può essere disturbato: «Abbiamo individuato e cartografato le aree di svernamento», dice ancora De Bon, «e in quelle zone, dal 15 dicembre, la caccia sarà interdetta anche alle altre specie per evitare il disturbo venatorio». Bocciata dall’Ispra, invece, la richiesta dei “capannisti”, cacciatori tradizionali di specie migratorie, che chiedevano di esercitare anche con terreno coperto di neve.

Oggi i cacciatori bellunesi sono circa 2.300, in continua riduzione. —

Riproduzione riservata © Corriere delle Alpi