Beccati in due a caccia nel Parco in Mtb avevano una testa di camoscio nello zaino

A caccia di camosci nel Parco, con una carabina clandestina e in sella alle mountain bike. Non sono però bastate le pile frontali a due cinquantenni agordini perchè si accorgessero delle pattuglie di carabinieri e polizia provinciale appostati per la loro cattura, dopo molte segnalazioni e pazienti indagini.
Una operazione che il 6 dicembre scorso si è chiusa, dopo un inseguimento lungo i troi di Val Vescovà, con un arresto e una denuncia, e il recupero di un trofeo appena cacciato e di un fucile artigianale clandestino nascosto in mezzo al bosco.
Sui due agordini da tempo erano arrivate delle segnalazioni: un tempo erano cacciatori, poi non avevano più rinnovato il porto d’armi. Di battute, di frodo, continuavano però a farne, come quella del 6 dicembre. Intorno alle 18, le pattuglie di polizia provinciale, carabinieri forestali del Raggruppamento carabinieri parchi, carabinieri della stazione di Sedico hanno stretto le maglie nella zona di Val Vescovà (Sedico), e hanno intercettato i due intenti a scendere lungo la strada silvo-pastorale di Costa Pinei: in dieci (sei carabinieri forestali del Parco, quattro della polizia provinciale, due militari dell’Arma di Sedico) contro due. I 50enni erano in sella al mountain bike: pila frontale sul capo, uno di loro nello zaino aveva il suo trofeo, la testa di un camoscio femmina di 18 anni appena scuoiata.
I due bracconieri si sono fermati all’alt delle pattuglie ma uno di loro, davanti alla richiesta dei documenti, ha mollato bici e zaino ed è scappato. Sull’unico sentiero possibile, quello di Val Vescovà, gli inquirenti avevano posto una pattuglia a monte: l’uomo è stato bloccato così.
Nello zaino è stata ritrovato il cranio del camoscio, probabile futuro trofeo da appendere in casa, come altri che sono stati trovati durante la perquisizione poi delegata dalla procura. Il fuggitivo è stato arrestato per l’arma clandestina (di cui ha indicato il nascondiglio nel bosco agli inquirenti) e per la resistenza a pubblico ufficiale. A casa dell’amico sono stati invece oggetto di sequestro amministrativo un buon numero di fucili. In tutto sono stati sequestrati otto fucili e un’arma clandestina.
A vario titolo sono stati denunciati in concorso per aver cacciato nel Parco ed aver introdotto armi nell’area protetta, detenzione e porto abusivo di armi clandestine, alterazione di armi e resistenza a pubblico ufficiale (il 50enne arrestato). L’uomo ha collaborato ed è stato subito scarcerato dal pm, anche perchè incensurato. L’uomo ha consentito di ritrovare la pistola modificata in carabina a canna rigata, marca Thompson: l’aveva modificata lui stesso facendola diventare un fucile. Vi aveva apposto un silenziatore artigianale in alluminio, l’aveva munita di un cannocchiale evoluto e di piccolo cavalletto per il tiro di precisione, di un calciolo che consentiva l’appoggio sulla spalla per il tiro. Entrambi dopo un passato di cacciatori, non avevano più rinnovato il porto d’armi per la caccia. Probabilmente perchè l’attività di bracconaggio non aveva il costo delle licenze. «Era da tanto che attendevamo questo 6 dicembre», ha commentato il dirigente della polizia provinciale, Da Rold. —
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