Autonomia, Roma chiede spiegazioni sullo Statuto

A sorpresa, al centro del carteggio avviato tra l’Interno e palazzo Balbi la questione della specificità accordata alla provincia di Belluno
BANDIERE A MEZZ'ASTA A PALAZZO BALBI SEDE DELLA REGIONE DEL VENETO
BANDIERE A MEZZ'ASTA A PALAZZO BALBI SEDE DELLA REGIONE DEL VENETO

VENEZIA Primo inciampo per lo Statuto veneto in terra romana. Il ministero dell’Interno ha inviato alla Regione una domanda di chiarimento su alcuni passaggi della Carta regionale. E qui arriva la prima sorpresa: diversamente da quanto tutti temevano – e credevano – le precisazioni richieste non riguardano quel “prima i veneti” che tanto aveva turbato, pur per motivi diversi, i sogni di maggioranza e opposizione, ma un’altra delle questioni, a suo tempo, di difficile snodo: l’autonomia di Belluno.

Insomma, curiosamente, nelle stesse ore in cui nella provincia montana si andava costituendo il Bard (Belluno autonoma Regione Dolomiti) come forza politica attiva alle elezioni amministrative, il Governo storceva il naso proprio sull’articolo 15 che regola la “Specificità delle singole comunità, dei territori montani e della Provincia di Belluno”. Da qui il via allo scambio di documenti e richieste di delucidazione – si va dalla più informale telefonata alla più solenne mail – tra gli uffici di Regione e Ministero. In sostanza, l’Interno vuole capire in che modo troverà applicazione all’atto pratico e con quale supporto normativo, la questione dell’autonomia per il territorio, laddove il comma 5 dell’articolo 15 prevede che “La Regione, ferma la salvaguardia delle esigenze di carattere unitario, conferisce con legge alla Provincia di Belluno, in considerazione della specificità del suo territorio transfrontaliero e interamente montano nonché abitato da significative minoranze linguistiche, forme e condizioni particolari di autonomia amministrativa, regolamentare e finanziaria in particolare in tema di politiche transfrontaliere, minoranze linguistiche, governo del territorio, risorse idriche ed energetiche, viabilità e trasporti, sostegno e promozione delle attività economiche, agricoltura e turismo”.

Insomma, al di là delle enunciazioni di principio, gli uffici che fanno capo ad Anna Maria Cancellieri vogliono capire come il Veneto intenda dare concretezza alla questione dell’autonomia. «Noi continuiamo a sperare che il percorso del nostro Statuto sia netto – sostiene il presidente del Veneto Luca Zaia – al momento, siamo in una fase di totale sintonia e dialogo costruttivo con il ministro che, per parte sua, è intenzionato a mantenere l’impegno di grande celerità data pubblicamente qualche settimana fa Venezia. E’ pur normale che su provvedimenti di questo calibro vengano presentate delle richieste di chiarimento. E’ evidente che può esserci qualcosa che va puntualizzato o addirittura sistemato in ragione di leggi nazionali la cui interpretazione non è sempre così chiara e lineare». Il finale, ad oggi, quindi, è ancora completamente aperto e tutto da scrivere: se sarà soddisfatto dei chiarimenti forniti dalla Regione, il Ministero può ancora scegliere la strada dall’approvazione. Diversamente, il Veneto dovrà fare i conti con l’impugnazione di uno dei suoi fiori all’occhiello.

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