Amianto, a processo i vertici della Turbo

Quattro operai si sono ammalati per l’esposizione alle polveri cancerogene. La procura: «Non adottate misure preventive»
Di Marco Filippi

PIEVE D’ALPAGO. Lavoravano costantemente a contatto con le polveri d’amianto senza indossare le maschere coi filtri o le tute coprenti. Non sapevano a quale rischio si esponevano ad operare su materiali cancerogeni e nei luoghi dove lavoravano non c’erano dispositivi tali da ridurre l’esposizione alle polveri nocive. Il tutto alla faccia delle più elementari norme di sicurezza sul posto del lavoro. Ora quattro operai in pensione hanno contratto una malattia professionale causata dall’esposizione alle polveri d’amianto, consistente in “placche pleuriche”, col concreto rischio di evoluzione in patologie maligne.

Sono queste le pesanti accuse che il sostituto procuratore della Repubblica Simone Marcon contesta ai vertici della “Turbo spa” di Pieve d’Alpago. Tre dirigenti, con ruoli diversi, sono finiti sotto inchiesta con l’accusa di lesioni colpose gravi e violazione del decreto presidenziale 303 del 1956 che stabilisce che i datori di lavoro, i dirigenti ed i preposti devono rendere edotti i lavoratori dei rischi specifici cui sono esposti e portare a loro conoscenza le norme essenziali di prevenzione. Si tratta di Ivan Genoria, 48 anni, residente in Svizzera, consigliere e vicepresidente della “Turbo spa” tra il 1990 ed il 1994 (difeso dall’avvocato Antonio Prade), Wilmer Genoria, 52 anni di Mestre, consigliere e amministratore delegato dell’azienda tra il 1990 ed il 1995 (difeso dall’avvocato Antonio Prade), e Giovanni Boschetti, 71 anni di Rovigo, amministratore delegato e direttore tecnico tra il 1987 e il 1990 (difeso dall’avvocato Maurizio Paniz). Nei giorni scorsi, ai tre imputati è stato notificato il decreto di citazione diretta a giudizio, sottoscritto dal pubblico ministero Marcon.

Nel procedimento penale quattro operai in pensione, che hanno lavorato per la “Turbo spa” tra gli anni Settanta e la metà degli anni Novanta, sono parti offese e sono pronti a costituirsi parte civile nel processo che inizierà il 12 febbraio prossimo.

Sono operai manutentori o meccanici saldatori che, dal lontano 1970 e fino al traguardo della pensione, hanno lavorato per la “Turbo”, non soltanto nella sede di Pieve d’Alpago, ma anche nei cantieri costituiti all’interno di centrali termiche, sparsi per l’Italia. E per la loro specifica mansione venivano impiegati nelle attività di smontaggio dei componenti delle turbine a vapore con rimozione degli isolamenti contenenti amianto. Non solo: erano preposti a sostituire le guarnizioni usurate composte di fogli d’amianto che coprivano le tubazioni delle condutture degli impianti. Insomma, lavori a contatto con la polvere killer, eseguiti nel corso degli anni, che hanno provocato una malattia professionale consistita in “placche pleuriche con indebolimento permanente dell’organo di respirazione.

Cosa imputa, dunque, la procura della Repubblica ai tre imputati? Di non aver messo i propri lavoratori nelle condizioni di operare in sicurezza e con mezzi di protezione adeguati per chi viene a contatto con polveri o materiali concerogeni come appunto l’amianto.

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