Acc, il console cinese assicura il suo impegno

MILANO. Il primo a sorprendersi, per il sit-in davanti a casa, è stato proprio lui, l’inquilino della Repubblica Popolare di Cina, il console generale Song Xuefeng. Era la prima volta che gli capitava di essere assediato, seppur pacificamente, da un centinaio (113 per la precisione) di lavoratori, in questo caso della Wanbao-Acc.
Dopo essersi tranquillizzato, ecco la rassicurazione: attiverò i canali diplomatici, attraverso l’ambasciatore a Roma, perché la società possa trovare una soluzione che eviti problematiche e conflittualità. Di più, Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil non si illudevano di ottenere. Ma, intanto, da Milano è arrivato il segnale ai cinesi di Mel che i lavoratori e l’intera comunità civile, rappresentata dal sindaco Stefano Cesa, intendono fare sul serio. Specie se l’incontro a Roma, martedì al Mise, non darà risultati. O, peggio, se la delegazione aziendale confermerà, come molti temono, che vuol vendere. E vendere in fretta.
Il presidio milanese, dunque, «è andato bene», come conferma Mauro Zuglian della Fim Cisl. In via Benaco, davanti al civico 4, si sono presentati in cento, due pullman, insomma; insieme alle tute blu, anche il sindaco. Molto apprezzato il suo gesto di rimanere nel gruppo, rinunciando alla delegazione dal console. Xuefeng ne voleva solo 4; sono saliti i segretari Stefano Bona della Fiom, Michele Ferraro della Uilm, Maurzio Zatta delegato Fim, un interprete portato dagli stessi lavoratori.
«Il console conosceva poco di questa situazione, per cui», riferisce Bona, «ci ha fatto parecchie domande». «Gli abbiamo consegnato un po’ di materiale informativo», integra Ferraro, «ci ha detto che, dopo le riforme, le aziende cinesi hanno una loro autonomia e il Governo non può intervenire. Ma lo farà comunque, ha assicurato, attraverso i canali diplomatici». Esercitando, probabilmente, una specie di moral suasion. «Si è raccomandato, in modo assai cortese, che l’allarme sociale venga contenuto, nel rispetto dei buoni accordi tra Roma e Pechino». Può aiutare – informa ancora Bona – l’entusiasmo del console per le Dolomiti, conosciute forse attraverso Unesco.
«La protesta in strada si è svolta nel modo più pacifico», conferma Nadia De Bastiani, delegata Fiom, «avevamo solo bandiere e fischietti per attirare l’attenzione. La polizia ci ha tenuto a 20 metri dal Consolato, ma non c’è stato proprio alcun problema».
Per Zuglian era importante, ieri, dimostrare che Belluno, lavoratori e comunità civile, sono pronti a mobilitarsi a 360 gradi, specie se al Mise non saranno date assicurazioni precise sul futuro. Si sintonizza con Zuglian e gli altri del sindacato il sindaco Cesa. La dismissione della Wanbao, senza prospettive, si risolverebbe in un colpo mortale per quest’area del Bellunese, tra le più performanti. L’eventuale disimpegno di Wanbao, in barba agli accordi sottoscritti, mette a rischio lo stabilimento, «in controtendenza», fa notare Ferraro, «con altri grandi gruppi che stanno investendo in Europa nel settore compressori». —
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