Il Senato boccia l’autonomia bellunese

Il Pd impone il ritiro di alcuni emendamenti interessanti per la montagna, passa un testo blando che rinvia alle Regioni
Di Irene Aliprandi
01/08/2014 Roma, Aula del Senato, discussione degli emendamenti per le riforme costituzionali, nella foto il Movimento 5 Stelle SEL e Lega Nord l'asciano l'Aula per protesta sul voto
01/08/2014 Roma, Aula del Senato, discussione degli emendamenti per le riforme costituzionali, nella foto il Movimento 5 Stelle SEL e Lega Nord l'asciano l'Aula per protesta sul voto

BELLUNO. Bocciata ogni velleità autonomista. Nuova delusione, ieri, per i territori montani e di confine, durante il dibattito in Senato per la riforma del Titolo V della Costituzione. La giornata era iniziata con spunti di ottimismo, perché all’ordine del giorno c’erano emendamenti interessanti per il futuro del bellunese. Dalla richiesta di autonomia per Belluno e Sondrio sul modello degli Statuti speciali, a un più semplice riconoscimento di “particolari condizioni di autonomia a enti di area vasta con territorio montano e confinanti con Paesi stranieri”, sembrava davvero che la riforma in discussione potesse portare a novità sostanziali, ma non è stato così.

Cancellata definitivamente la parola Province dalla Costituzione già nel primo pomeriggio, con il passare delle ore gli emendamenti più favorevoli sono crollati uno ad uno, fino alla produzione di un testo molto blando e dalla formulazione ambigua: “Per gli enti di area vasta, tenuto conto anche delle aree montane, fatti salvi i profili ordinamentali generali relativi agli enti di area vasta definiti con legge dello Stato, le ulteriori disposizioni in materia sono adottate con leggi regionali”.

L’emendamento, il 39.5000 testo 2, è il frutto dell’intervento del governo con la relatrice Anna Finocchiaro (Partito democratico) che ha modificato il precedente scritto da Roberto Calderoli (Lega Nord). L’esponente Pd, però, ha anche invitato al ritiro ed espresso parere negativo sugli altri emendamenti, quelli che ipotizzavano un’autonomia vera e propria per Belluno e Sondrio (il 29.14). Ancora una volta, dunque, il governo e la maggioranza hanno soffocato le ambizioni bellunesi, con un’evidente contraddizione rispetto a quanto proclamato dagli esponenti Pd locali.

Duro l’intervento in aula del senatore Raffaela Bellot (Lega Nord) che ha criticato i tanti problemi causati dalla riforma Delrio, definita «un grande errore», e ha apostrofato l’atteggiamento del governo come «una presa in giro».

Si dice deluso anche il senatore Giovanni Piccoli (Forza Italia), che è intervenuto ricordando la particolarità di territori che «richiedono un’attenzione amministrativa singolare e necessaria» e ha messo la sua firma sugli emendamenti per l’autonomia: «A inizio giornata c’era una serie di emendamenti che potevano far diventare Belluno a Statuto Speciale, ma li hanno bocciati o ritirati tutti. La Finocchiaro non era d’accordo; non è stato possibile, ma non è nemmeno stato cercato un accordo».

Il testo appoggiato dalla maggioranza ha, come unico aspetto favorevole, quello implicito di legittimare in via definitiva, cioè in Costituzione, lo Statuto regionale e la legge di attuazione approvata nei giorni scorsi, dove si riconosce a Belluno la specificità.

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