L’Usl e il nuovo piano «Chi parla di tagli non legge i numeri»

FELTRE. I criteri assistenziali cambiano, si inverte la tendenza ospedalocentrica e si investe il territorio di nuovi ruoli e responsabilità senza badare a spese. Il nuovo piano sociosanitario regionale, ormai prossimo alla approvazione definitiva, sfronda i rami secchi, i cosiddetti letti freddi o inutilizzati, fonda l’ospedale di comunità e paga di più per garantire al paziente di Arina o di Incino lo stesso trattamento e gli stessi accessi alle prestazioni specialistiche concessi al cittadino di pianura. Lo dicono i dati forniti dal direttore generale dell’Usl 2, Bortolo Simoni, ma anche l’appassionata difesa d’ufficio del piano da parte del consigliere regionale Dario Bond e la consapevole imparzialità di Oscar Dall’Agnol che, come rappresentante per le due Usl dell’esecutivo dei sindaci in seno alla commissione permanente per la redazione del piano, ha seguito tutti i lavori senza mai riportare nemmeno la sensazione di un depotenziamento dell’ospedale di Feltre. Anzi, semmai lodando il lavoro fatto che va nel senso auspicato, ossia il riconoscimento della specificità di montagna, per il bilancio in ottima salute. Da più parti, invece, viene stigmatizzato l’”atteggiamento allarmistico” dei comitati per la salute pubblica del bellunese che da tempo parlano di ridimensionamento dei presidi a partire dal taglio di posti letto, facendo però riferimento, come sottolinea Dario Bond, a una delibera del 2003 ormai superata.
Così il dg di Feltre, Bortolo Simoni, risponde: «I numeri dei comitati sono lontanissimi dalla realtà», dice, illustrando la proposta dell’Usl 2 in merito alle schede ospedaliere che accompagneranno il nuovo piano socio-sanitario. «La nostra proposta prevede 340 posti letto totali, a cui si aggiungeranno i 24 posti letto del rinnovato ospedale di Lamon e i 30 dei nuovi ospedali di comunità, 15 dei quali sono già stati individuati nella residenza per anziani di Alano di Piave. In pratica, 394 una volta entrati a regime. Siamo ben lontani dai 250 posti letto denunciati dai comitati». Dei 340 posti letto iniziali previsti nelle schede ospedaliere, 268 sono per acuti, 72 per post-acuti: di questi 24 per lungodegenti, 48 per la riabilitazione. «Il dato sul taglio di posti letto, preso da solo, è fuorviante», afferma ancora Simoni. «Ci sono altri parametri che vanno valutati come la tecnologia e la riqualificazione alberghiera, ovvero la qualità dell’offerta. Come ospedale di Feltre», puntualizza il dg, «stiamo dotando 50 posti letto per acuti di un monitoraggio telematico unico nel suo genere, quanto agli standard alberghieri si va verso l’eliminazione progressiva degli stanzoni da sei posti letto in favore di stanze singole e doppie, dotate di ogni comfort».
«I comitati per la salute pubblica», riprende Bond, «dovrebbero chiedersi perchè Feltre continua a essere un polo attrattivo anche per i pazienti della pianura. Ma il ragionamento non riguarda solo Feltre: anche gli altri ospedali bellunesi, che rimarranno pienamente operativi, hanno una forte attrattività. Chiamarli “ospedaletti” non solo è scorretto, è pure disonesto».
Il sunto spetta a Oscar Dall’Agnol, costantemente presente a Venezia per i lavori di preparazione del piano sociosanitario regionale: «Il nostro sarà un ospedale di rete con tutte le specialità», assicura. «Sul territorio ci saranno mini-utap o associazioni di medici curanti per l’assistenza ventiquattro ore su ventiquattro. E le Usl provinciali saranno garantite nella loro rispettiva autonomia».
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