Quelli che corrono per un’altra politica

Dal gruppo Facebook con 970 iscritti alle commissioni di lavoro: così è nata la lista civica che oggi è prima forza della città
Di Cristiano Cadoni
Elezioni comunali a Feltre. Paolo Perenzin, candidato della coalizione di Centro sinistra vince al primo turno
Elezioni comunali a Feltre. Paolo Perenzin, candidato della coalizione di Centro sinistra vince al primo turno

FELTRE. All’inizio suonava come una proposta: corriamo con Paolo? Era ottobre, otto mesi fa, Berlusconi premier, Vaccari saldamente al suo posto in municipio, in città una disillusione strisciante, poche speranze. A tre o quattro amici di Perenzin venne in mente di fondare un gruppo Facebook dal titolo che più titubante non si può: “Per cercare di correre lontano vorremmo che fosse Paolo il nostro sindaco”. Risultato: in meno di una settimana più di 400 iscritti. Via il punto di domanda, nasceva “Corriamo con Paolo”. Oggi il movimento - chiamarlo così sembra inevitabile - è la prima forza politica della città: 24 per cento di voti, più di tutti quelli messi insieme dalle tre liste del principale avversario di Perenzin, Ennio Trento. E cinque consiglieri eletti.

Ma i numeri, che pure contano, non bastano a dare l’idea di quello che è successo in pochi mesi in una città che sembrava anestetizzata. «Quando abbiamo visto le adesioni al gruppo Facebook abbiamo cominciato a credere che si potesse cambiare», racconta Riccardo De Bacco, uno di quelli della prima ora. «Ci siamo trovati, abbiamo parlato con Paolo. Lui ad un certo punto ha superato i dubbi ed è cominciata la corsa. Alla prima riunione, quando si sono formati i gruppi di lavoro per il programma, eravamo in novanta». Tanti e con storie diverse, affinità da trovare, idee politiche differenti. «È nato un laboratorio politico autogestito», dice Alessandro Moretto, che poi di voti ne ha preso 91, tre in meno del quinto eletto. «Io Paolo, per dire, l’avevo votato come rappresentante di istituto al liceo e poi non l’ho più visto. L’ho seguito e quando ho saputo che c’era la possibilità di fare qualcosa mi sono messo in gioco. È stato entusiasmante, tutti abbiamo avuto modo di dire la nostra, di contribuire agli ordini del giorno, alla scaletta dei lavori. Si parla tanto di antipolitica, noi facciamo politica, quella vera. Sono i partiti che ci piacciono poco». I gruppi di lavoro, la pagina Facebook, il volontariato: ragazzi che hanno dedicato ore, giorni liberi, ferie, alla campagna elettorale, andando in giro a parlare con i cittadini. «Certo, c’è internet, ma poi con il pulmino della lista abbiamo girato per tutte le frazioni», aggiunge De Bacco. «Io che c’ero, avevo capito da un pezzo che avremmo vinto al primo turno». È stato un crescendo e non finisce. Incassata la vittoria, la voglia di partecipare sembra essersi moltiplicata. Le idee sulla solita pagina - che non cambia nome - si aggiungono a idee. Moretto, per esempio, lancia l’assessorato al futuro. E giovedì sera Perenzin ha riunito tutti per discutere la prossima giunta: riunione aperta, interventi liberi, gente entusiasta. Il dubbio, legittimo, è questo: durerà? E quanto? «Intanto i giovani stanno riscoprendo cosa è la politica», dice Sandro Dalla Gasperina, il più votato della lista. «Tutti sanno che i tempi della politica certe volte sono veloci, che bisogna decidere. Ma vogliamo difendere la forza di questo laboratorio. Io ero già stato in consiglio, vent’anni fa, anche allora c’era stato un esperimento simile, ma poi la sconfitta aveva fatto sciogliere il gruppo e io mi ero accorto di non contare niente. Avevo lasciato, ho continuato a seguire. E oggi ho ritrovato lo stesso entusiasmo. Da un paio di anni si è riaccesa, soprattutto fra i ragazzi, la voglia di conoscere, di contare». E infatti il gruppo si allarga. Antipartitici? Sì, ma neanche troppo. «Tra noi e i grillini ci sono affinità, lo stesso Sartor in pratica è uno di noi», prosegue Dalla Gasperina. «Ma loro non si sono posti il problema delle forme della politica. Lunedì c’è subito la scadenza del fondo Brancher, bisogna essere un po’ marpioni per prendere i soldi». Lo scatto decisivo ora è questo: avere una giunta e un consiglio rappresentativi, un po’ marpioni ma capaci di dare voce a tutti. Mezza città ci crede già, l’altra mezza in fondo ci spera.

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