Acqua, «L’aumento del 30% è ormai deciso»

BELLUNO. Ormai era scritto. Ieri sono stati fugati gli ultimi dubbi: i soldi per sanare il buco di Bim Gsp saranno prelevati dalle tasche dei cittadini. Già, saranno gli utenti a pagare gli errori di valutazione dei loro cari sindaci. Come? Con l’aumento immediato della tariffa idrica del 30%, più un balzello del 5% annuo a partire dal 2013, per i prossimi vent’anni. In poche parole la tariffa passerà dall’attuale 1,20 euro al metro cubo all’1,70 del 2013, per arrivare ai 2,10 euro del 2033. Una bella mazzata per le famiglie bellunesi.
La situazione è stata illustrata dal presidente dell’Aato Massimiliano Campanelli, dal presidente di Gsp Mario Leonardi e da alcuni sindaci ai rappresentanti di “Acqua bene comune” e del “Comitato degli utenti”. I due presidenti hanno messo i comitati davanti al fatto compiuto: «Non possiamo permetterci di far fallire Gsp, per fare ciò non possiamo far altro che aumentare la tariffa del 30%». Leonardi ha poi illustrato quanto fatto da presidente di Gsp, a partire dallo studio della situazione e delle capacità aziendali. «Abbiamo assoluto bisogno», ha poi detto, «di un nuovo piano d’ambito per tornare a lavorare, perché l’azienda è in sofferenza». E ha elencato tutte le azioni prese per far fronte al periodo di crisi, dal blocco degli straordinari e delle consulenze esterne alla verifica del parco mezzi, fino al controllo a tappeto del territorio per verificare che tutti gli utenti paghino l’acqua: «Ci sono due piccole zone», ha detto Leonardi, «dove ciò non accade».
Critiche, e non poteva essere altrimenti, le controparti. «Non siamo d’accordo», spiegano Ludovico Bellini e Renato Bressan della Cgil, «non si possono scaricare su cittadini e aziende gli errori politici degli anni scorsi. Siamo preoccupati, perché comunque una decisione dovrà essere presa, per evitare che Gsp si trovi in difficoltà anche con il pagamento degli stipendi. Parliamo di una società da duecento dipendenti, priva di ammortizzatori sociali». «Noi», proseguono i sindacalisti, «abbiamo proposto di ragionare sulla fiscalità generale e sulle tariffe differenziate a seconda del reddito e del consumo».
Critico anche Walter Capraro, direttore dell’Unione Artigiani: «Il percorso che Aato e Gsp ci hanno presentato non è trasparente. Chiedevamo un quadro completo, con la definizione di tutte le variabili che intervengono nella questione. E invece ci hanno presentato solo quei dati e quelle informazioni relativi al bilancio che giustificano una sola operazione: il risanamento del pregresso e l’equilibrio della gestione corrente attraverso l’aumento delle tariffe del 30%. Un’azione che non possiamo avallare in alcuna maniera, perché ingiustificata e soprattutto perché non risolve a monte i problemi. Per questo motivo il Comitato degli utenti e le associazioni imprenditoriali dicono no a questa manovra».
«Avevamo chiesto quattro cose», spiega Valter Bonan di “Acqua bene comune”. «Trasparenza e chiarezza sulla situazione economica dell’azienda; gli atti documentali per capire se le necessità di adeguare le tariffe e di aggiornare il piano d’ambito fossero state segnalate in maniera esplicita ai sindaci; il perché dell’esternalizzazione di numerosi incarichi, nonostante all’interno dell’azienda fossero presenti tante professionalità; i tentativi fatti dai sindaci per cercare finanziamenti altrove. Nulla di tutto questo ci è stato presentato».
Nel mirino anche le banche: «A luglio l’assemblea dell’Ato, aveva deliberato l’incremento della tariffa del 5% fino al 2019: per giustificare ciò, ci avevano detto che questa era l’unica condizione posta dalle banche per riaprire i rubinetti dei finanziamenti all’azienda. Adesso ci vengono a dire che gli istituti di credito chiedono l’aumento immediato della tariffa del 30%. Bene, dico che serve chiarezza anche sugli istituti di credito. Vogliamo “nome e cognome” di chi mette il bastone tra le ruote alla società, perché la gente ha diritto di sapere quali sono le banche che ostacolano il risanamento della società, danneggiando di conseguenza il cittadino».
Per Bonan, comunque, tutto è ormai segnato: «Spero di sbagliarmi, ma sono convinto che i sindaci convochino la prossima riunione dell’Aato, per aumentare le tariffe del 30%, senza risolvere le nostre incertezze».
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