Bellunesi in corteo a Venezia per difendere la sanità provinciale

Ottocento bellunesi in marcia su Venezia in difesa della sanità provinciale:"Siamo stufi di essere penalizzati. Gli sprechi sono altrove"

BELLUNO. «Su un bilancio sanitario regionale da 8,4 miliardi di euro, la provincia di Belluno incide per 360 milioni, meno dei 440 milioni destinati a Bussolengo, la periferia di Verona: siamo stufi di queste discriminazioni senza fine». I comitati provinciali per la sanità affilano le armi e oggi sfileranno a Venezia per protestare contro una politica regionale che considerano ingiusta.

La marcia su Venezia. Dodici pullman (sei dall’Agordino, tre rispettivamente da Feltre e dal Cadore) e tante auto. Ma qualche ritardatario è pronto a scendere in laguna anche in treno. Ottocento bellunesi sfileranno oggi in corteo a Venezia, da piazzale Roma a Palazzo Ferro Fini, dove una delegazione sarà ricevuta dal presidente del consiglio regionale Clodovaldo Ruffato e dai rappresentanti della V commissione.

Un piano iniquo. Motivo della protesta sono gli effetti che il piano sociosanitario potrebbe avere sulla sanità bellunese: «Se i tagli dovessero essere confermati», spiega il protavoce dei comitati agordini, cadorini e feltrini, «quest’anno come provincia perderemmo 30 milioni di euro e 260 posti letto, un gap destinato ad aumentare di anno in anno».

Reparti in pericolo. Ma ciò che preoccupa è la definizione di ospedale da 200mila utenti: «Secondo i parametri definiti nel piano sociosanitario», prosegue il portavoce dei comitati, «un ospedale strutturato sulla popolazione della nostra provincia dovrebbe avere i seguenti reparti: chirurgia generale, medicina interna, oncologia, cardiologia, ostetricia-ginecologia, pediatria, ortopedia, terapia intensiva, neurologia, urologia, psichiatria e geriatria. Rispetto alla dotazione attuale, andremmo a perdere pneumologia, gastroenterologia, nefrologia, dermatologia, malattie infettive e radioterapia. Nel piano si specifica, inoltre, che i reparti oculistica, otorinolaringoiatria, laboratorio analisi e anatomia patologica diventerebbero strutture sovraziendali, in poche parole le più vicine le troveremmo a Treviso o a Bassano. Oggi questi reparti li abbiamo più o meno sia a Feltre che a Belluno, quindi ci troveremmo con una sanità azzoppata. E non mi soffermerei su Pieve di Cadore e Agordo, altrimenti ci sarebbe da piangere».

Annullato il differenziale. I comitati non ne possono più di vedere la provincia maltrattata in un settore importante come la sanità: «Al di là delle illazioni e del vogliamoci bene del dirigente regionale della sanità Mantoan, il problema di fondo è semplice: Venezia sta tagliando il differenziale del 25% sulla quota pro capite che la montagna aveva conquistato dopo una lunga battaglia. Come hanno fatto? Semplice, mentre la quota delle altre Usl è cresciuta per gli anni 2011 e 2012, i fondi per Belluno e Feltre sono rimasti fermi. Chiaro che, col passare degli anni, questo differenziale rispetto alla pianura sarà annullato. Saremo montanari, ma non siamo stupidi».

Pari opportunità. Quel differenziale del 25% non era nato per caso, ma era il frutto di uno studio: tale maggiorazione risultava necessaria per dare pari opportunità a chi vive in montagna rispetto a chi abita in pianura: «Se Mantoan non riesce a comprendere le nostre difficoltà», tuonano dal comitato, «che venga a vivere quassù. Vi sembra giusto che un cittadino che abita a Tombolo in un quarto d’ora possa raggiungere quattro ospedali con servizi d’emergenza? Se dovessero chiudere Agordo o Pieve di Cadore, gli abitanti di Livinallongo o Sappada avrebbero l’ospedale più vicino a quasi due ore di macchina. Ma sanno che esiste il diritto della popolazione ad avere un servizio pronto soccorso efficiente con tutti i reparti “h24”?».

Gli sprechi non sono bellunesi. «Parlano di razionalizzazioni, ma lo fanno a vanvera. Due ospedali come Agordo e Pieve costano in tutto 30 milioni l’anno, il bilancio totale delle due Usl bellunesi è di 380 milioni, quando per Bussolengo, alla perfieria di Verona, si spendono 440 milioni di euro per avere sei ospedali nel giro di pochi chilometri. Gli sprechi non sono a Belluno, ma nel resto del Veneto».

Modello veneto in pericolo. «Qui vogliono smantellare un modello che funziona, per sostituirlo con le privatizzazioni lombarde, che hanno dimostrato il proprio fallimento. Il nostro modello basato sul principio di “un territorio, un ospedale” è stato esportato in Svezia perché funziona: perché cambiarlo?».

La pazienza è finita. I comitati promettono battaglia: «Domani (oggi ndr) saremo a Venezia per far valere le nostre ragioni, ma la protesta non finisce qui. Se non dovessero ascoltare le nostre richieste, torneremmo a Venezia. Noi montanari siamo buoni, ma se dovessero farci perdere la pazienza...».

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