Lamon, sindaco sfiduciato: la maggioranza affossa Maccagnan
Otto consiglieri depositano le dimissioni: «Scarso impegno del primo cittadino, la comunità merita una guida presente»

Esplode la crisi politica a Lamon. Si dimettono otto consiglieri comunali su dieci e decretano, a distanza di tre anni e mezzo dall’elezione avvenuta nel 2022 la fine dell’amministrazione guidata da Loris Maccagnan aprendo all’arrivo del commissario prefettizio. Primo caso nella stopria politica lamonese. Ieri mattina si è consumato l’atto formale con il deposito delle dimissioni da parte di sei consiglieri della maggioranza – Giordano Dall’Agnol, Roberta Pintus, Paolo Bee, Meryl Pradel, Alessia dell’Olivo e Alice Manzoni – ai quali vanno aggiunti anche i due consiglieri comunali della minoranza di SiAmo Lamon, Gino Pante e Tullio Tommasini. Al sindaco restano fedeli il vicesindaco Giampietro Da Rugna e Paola Coldebella. Non si sono dimessi neanche i due esponenti dell’altra lista di opposizione +Lamon, Corinna Largo e Paolo Malacarne. La crisi politica è deflagrata ieri, ma sull’altopiano i malumori all’interno della maggioranza covavano da diversi mesi, tant’è che la lista Effetto Lamon si era già rivolta al sindaco in modo ufficioso per invitarlo a dimettersi già nel periodo prenatalizio. Il sindaco Loris Maccagnan – che ieri abbiamo cercato inutilmente di contattare – era stato invitato da una parte maggioritaria del gruppo di maggioranza a rassegnare le proprie dimissioni già lo scorso 19 dicembre concedendogli tempo fino all’8 gennaio per formalizzare l’atto. Termine che è scaduto senza che che siano arrivate comunicazioni. «Avremmo voluto evitare di dover dare noi le dimissioni e di doverle motivare, ma il mancato riscontro del sindaco non ci ha lasciato alternativa», spiega l’assessore Giordano Dall’Agnol. «Sin dall’avvio del mandato erano emerse gravi criticità, più volte segnalate. Le deleghe sono state riviste e assessori e consiglieri hanno supplito con un impegno straordinario, senza tuttavia riscontrare una reale assunzione di responsabilità né un concreto cambio di metodo da parte del primo cittadino», si premette dai dimissionari. Per il sindaco si rincara la dose: «In numerose occasioni Maccagnan ha avanzato ambizioni personali in ambito politico che, nei fatti, non si sono tradotte in un adeguato impegno nello svolgimento dell’incarico conferito democraticamente dai cittadini». Nello specifico, aggiunge il gruppo dei sei dimissionari «è mancata una gestione politica effettiva e consapevole del bilancio comunale, con la conseguente impossibilità di attuare una programmazione di medio-lungo periodo; le decisioni assunte collegialmente dalla Giunta sono state più volte disattese o svuotate di efficacia in fase attuativa. La partecipazione a tavoli e incontri sovracomunali non è mai stata seguita da un adeguato e doveroso ritorno informativo alla maggioranza; il programma elettorale condiviso, in particolare per quanto riguarda il nuovo polo scolastico, non ha visto un’assunzione di responsabilità né una capacità di guida da parte del sindaco: i risultati conseguiti sono stati invece il frutto esclusivo dell’impegno politico e amministrativo della giunta». Meglio il commissariamento dell’ente che continuare così in attesa della scadenza naturale di mandato, questa la sintesi dei dimissionari. Che scrivono: «Con profondo rammarico si prende atto dell’impossibilità di portare a compimento progetti importanti avviati con grandi sacrifici personali e amministrativi. Tuttavia, si ritiene che la prosecuzione dell’attuale assetto amministrativo risulti oggi più dannosa per la comunità rispetto all’affrontare un periodo di commissariamento in vista delle prossime elezioni. La comunità di Lamon merita una guida presente, responsabile, competente e rispettosa del lavoro collegiale».
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