L’Alta via n. 1 compie sessant’anni: «Fu un’intuizione del Cai Belluno»

Nata come proposta di trekking locale ben presto ha accolto turisti dal mondo: L’elogio del presidente Barp ai suoi predecessori Piero Rossi e Mario Brovelli: «Individuarono e descrissero il tracciato»

Fabrizio Ruffini
belluno, il neo tesserato simone soccal e il presidente della sezione cai paolo barp
belluno, il neo tesserato simone soccal e il presidente della sezione cai paolo barp

 

Sessant’anni fa nasceva l’Alta via n.1. Cai e Provincia sono al lavoro per un 2026 ricco di eventi che rendano omaggio all’iconico trekking che da Braies porta a Belluno attraversando alcuni dei gruppi più celebri delle Dolomiti patrimonio Unesco. Un tracciato che, anno dopo anno, attrae un numero sempre maggiore di appassionati da tutto il mondo.

«È un anniversario molto importante per la nostra sezione e per tutta la provincia», ricorda il presidente del Cai di Belluno, Paolo Barp. «L’Alta via 1 è nata proprio qui, grazie all’intuizione di due nostri presidenti: Piero Rossi e Mario Brovelli». A metà degli anni Sessanta furono loro a individuare e a descrivere il tracciato, poi approfondito e promosso anche da Giovanni Angelini. Dopo aver coinvolto le sezioni Cai dei territori attraversati dal percorso, Rossi decise di contattare l’amico giornalista e alpinista tedesco Toni Hiebeler, che nel 1966 pubblicò sulla rivista Alpinismus una dettagliata presentazione dell’itinerario.

Fu un momento decisivo, perché aprì all’Alta via una visibilità internazionale immediata. Già dall’estate del 1967, infatti, la frequentazione crebbe rapidamente: inizialmente furono gli escursionisti provenienti dai Paesi di lingua tedesca a percorrerla con entusiasmo, poi si unirono camminatori di tutta Europa e infine di tutto il mondo. In breve tempo, quella che era nata come proposta locale di trekking si trasformò in una delle esperienze escursionistiche più conosciute delle Alpi, fino a diventare la “regina delle Alte vie”.

Oltre cento chilometri separano il lago di Braies dalla città di Belluno, attraverso ambienti tra i più emblematici delle Dolomiti: le Tofane, le Cinque Torri, il Pelmo, la Civetta, la Schiara. Paesaggi capaci di raccontare la storia geologica e culturale di queste montagne e che hanno contribuito a far conoscere il Bellunese a livello internazionale. Col passare degli anni, il ruolo dell’Alta via n.1 come vettore turistico e culturale si è consolidato, fino a diventare una delle principali vie d’accesso al territorio per camminatori e appassionati di montagna. Oggi il percorso continua a esercitare un forte richiamo, con migliaia di presenze ogni estate e un impatto significativo sui rifugi e sulle economie di valle. Proprio per questo, il Cai e gli enti locali lavorano da tempo sulla gestione dei flussi, sulla manutenzione dei sentieri e sulla promozione di un’escursione consapevole e sostenibile.

Per prepararsi all’anniversario, il Cai di Belluno ha creato un gruppo di lavoro dedicato all’organizzazione e le iniziative in fase di elaborazione sono molte e tutte accomunate da un filo conduttore: raccontare la storia dell’Alta via e rilanciarne il valore culturale ed escursionistico. Il 2 dicembre, a palazzo Piloni, sarà esposto il programma dei festeggiamenti. Saranno coinvolti la Provincia, i Comuni bellunesi e quello di Braies, il Parco nazionale Dolomiti bellunesi, i rifugisti, le guide alpine, gli accompagnatori di media montagna e numerose realtà del territorio. «Parallelamente, il Cai di Belluno sta lavorando a un importante progetto di rilancio dell’immagine dell’Alta via», aggiunge Barp. «Attraverso il dialogo con la Dmo, Unioni montane, Provincia, Parco, imprenditori e operatori turistici, si punta a definire un piano di promozione coordinato che possa trovare spazio in televisione, radio, quotidiani, riviste specializzate, siti web e altri canali di comunicazione. Un momento significativo, sarà la ripetizione (a fine giugno e in versione “mini” di tre giorni) dell’Alta via 1 da parte dei soci del gruppo alpinismo giovanile della sezione di Belluno, che potrebbe coinvolgere anche le sezioni venete e altoatesine del Cai (iscrizioni aperte nei prossimi mesi, per info tenere d’occhio il sito www.caibelluno.it). «Sarà un cammino simbolico, nato per unire idealmente tutti i territori attraversati dal percorso», sottolinea Barp, «ma le celebrazioni coinvolgeranno tutta la cittadinanza, con un grande concorso fotografico dedicato ai paesaggi, ai volti e alle atmosfere dell’Alta via, pensato per valorizzare lo sguardo di escursionisti e appassionati, che porterà a una mostra in Crepadona e anche con una serie di approfondimenti tematici: una conferenza storica sulle figure che ne hanno costruito le origini, dal trio Rossi–Sanmarchi–Brovelli al ruolo della rivista Alpinismus; un incontro dedicato ai luoghi della Prima guerra mondiale attraversati dal tracciato e una serata sul valore Unesco delle Dolomiti, con focus su geologia e natura del Parco».

A tutto questo si aggiungerà la proiezione di un prezioso filmato d’epoca, che racconta una delle prime traversate dell’Alta via realizzate da un gruppo di giovani con il supporto degli Alpini: un documento emozionante che restituisce lo spirito pionieristico di quegli anni.

La ricorrenza del 2026 diventa così un momento collettivo di rilancio, in cui enti, associazioni, volontari e comunità locali possono tracciare nuove prospettive per l’escursionismo sulle Dolomiti bellunesi. «L’impatto dell’Alta via sul numero di presenze estive è incredibile e cresce sempre di più», conclude il presidente Barp, «tutti e tre i nostri rifugi (Tissi, VII Alpini e Bianchet) rientrano nel tracciato e come questi anche tutti gli altri hanno ricadute estremamente positive in termini di presenze. Per questo motivo è importante celebrare questi sessant’anni e contribuire sempre più alla promozione di questo percorso straordinario».

 

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