Canoni idrici, il Pd: schiaffo al territorio

Attacco a Bottacin sulla necessità di un accordo annuale «Sulle risorse servono certezze, dobbiamo programmare»
Fabrizio Ruffini

BELLUNO

Ha toni duri ma costruttivi la replica del Partito Democratico bellunese all’assessore Bottacin sulla questione dei canoni idrici legati alle grandi derivazioni. Il Pd contesta l’articolo 13 del progetto di legge presentato dalla giunta regionale sul tema, definendolo “un ennesimo schiaffo” al Bellunese. L’articolo va a modificare la legge regionale finanziaria del 2006, introducendo la necessità di un accordo quadro annuale tra Provincia e Regione per il passaggio dei fondi dei canoni. «Ancora una volta dalla Regione arriva uno schiaffo al territorio bellunese», tuona la segretaria del Pd bellunese, Monica Lotto, «la gestione delle risorse dev’essere direttamente decisa in loco, com’è possibile fare una programmazione seria e pluriennale se la Regione concede le risorse che ci spettano solo su base annuale?».

In gioco, secondo il Pd, c’è ancora una volta la questione dell’autonomia della provincia, più volte ribadita sulla carta e spesso disattesa nei fatti: «Lo diciamo per essere costruttivi e portare dei benefici al territorio bellunese», sottolinea il parlamentare Pd, Roger De Menech, «l’art. 13 interviene su una norma del 2006: dopo ci sono stati due elementi giuridici fondamentali: lo statuto del Veneto del 2012, con il riconoscimento dell’autonomia alla provincia di Belluno, e la legge Del Rio del 2014, che specifica come le province di confine e totalmente montane siano diverse da tutte le altre, se oggi incrociamo questi due elementi non possiamo che arrivare a una piena autonomia al nostro territorio, specie su temi caldi come la difesa del suolo e la lotta al dissesto idrogeologico. Questo nuovo provvedimento va in senso totalmente opposto, ma discutendone attorno a un tavolo possiamo farlo diventare una grande occasione per il Bellunese».

Sul tema il Pd si è presentato compatto, anche con i consiglieri regionali Francesca Zottis e Jonathan Montanariello, che hanno ribadito come tutto il territorio Veneto riconosca la specificità di Belluno: «Da questo tipo di provvedimenti pare che l’aria di palazzo Balbi abbia fatto dimenticare all’assessore Bottacin le proprie origini e i suoi trascorsi da amministratore», scherza Montanariello, «i canoni idrici sono entrate della Provincia, non possono essere ridotti a trasferimenti dalla Regione». «Le risorse vanno trasferite direttamente alla provincia di Belluno e non attraverso un accordo quadro annuale con la Regione», insiste De Menech, «a Roma si discute di articolo 116, chiedendo piena autonomia al Veneto, vorrei vedere se Zaia sarebbe felice di dover pianificare gli interventi di competenza regionale se lo Stato chiedesse ogni anno l’accordo nuovo tra le parti prima di stanziare i finanziamenti».

A fare muro contro il Pd sono, ancora una volta, i numeri in consiglio regionale, che richiedono un supporto molto variegato per poter dare il giusto peso alla protesta: «Leggi simili sono già state impugnate in Piemonte e in Lombardia, «quando è stato approvato lo statuto del Veneto, i tre consiglieri regionali bellunesi votarono uniti», benchè di partiti diversi. «Oggi c’è bisogno della stessa unità d’intenti per rivedere una norma che non porta guadagni al Bellunese».

E a sostenere che le rendite economiche degli impianti idroelettrici veneti, specie quelli sul Piave «devono sostenere il territorio», è anche Arturo Lorenzoni. Che invita la Regione a muoversi in tema, con strategie nel breve periodo. —



Riproduzione riservata © Corriere delle Alpi