Maxi assegno Luxottica al Fisco tutta colpa del “transfer pricing”

AGORDO. Come vederci chiaro nei conti di Luxottica. La Procura della Repubblica di Belluno ha spiegato il modo in cui si è arrivati a far staccare un assegno da 33 milioni di euro per il fisco all'azienda agordina leader mondiale nell'occhialeria. Le indagini sono state sviluppate e portate a termine dal sostituto procuratore Antonio Bianco, in collaborazione con il comandante della guardia di finanza, Patrizio Milan. Ma tutto era partito dal controllo e dalla successiva contestazione dell’Agenzia delle entrate di Belluno sulla dichiarazione del 2007 di una delle società del gruppo. Sempre nell’ambito delle indagini, è stato rifatto l’accertamento fiscale, scoprendo che la cifra dovuta era diversa da quella che la multinazionale agordina aveva effettivamente versato.
Qui il contribuente ha un certo periodo di tempo, per scegliere tra due strade: sostenere di essere, comunque, nel giusto o aderire a una speciale procedura disciplinata dall’articolo 5 bis del decreto legislativo 74 del 2000 «nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto». La busta numero due ricorda tanto il meccanismo del patteggiamento nei processi, perché prevede uno sconto, ma in definitiva non è un’ammissione di colpa. In parole povere, pago qualcosa subito e chiudo la questione fiscale, evitando eventuali contenziosi. A quel punto, però, posso anche dimenticarmi di presentare dei ricorsi. In prima battuta era stata ipotizzata la cifra di 55 milioni di euro, ma l’importo pagato è, appunto, di 33.
Ciò che è stato contestato è il transfer pricing: una pratica fiscale basata su tecniche e procedimenti utilizzati dalle imprese multinazionali, che avvalendosi del fatto che nei Paesi in cui operano sono in vigore diversi sistema impositivi, determinano il valore degli scambi e delle cessioni di beni e servizi che avvengono internamente al gruppo, in maniera tale da ridurre il carico fiscale totale. Gli esperti spiegano che le ragioni che possono indurre il gruppo ad applicare determinati prezzi nelle transazioni interne possono essere determinate non solo da ragioni di risparmio fiscale ma anche da politiche di distribuzione delle risorse (e quindi dei risultati) nel gruppo. Semplificando: vendo un bene a un euro, ma lo stato ritiene che debba venderlo a due. Visto che è così, scatta la tassazione sulla differenza.
Luxottica ha già detto di essersi mossa nel rispetto della legge e rimane convinta della propria correttezza. I redditi contestati sono stati «regolarmente tassati in capo alle consociate estere». Allo stesso tempo, «il metodo del transfer pricing utilizzato nel 2007 è uguale a quello usato negli esercizi precedenti, rispetto ai quali non erano mai stati formulati rilievi».
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