Tiro con l’arco. Gabriel De Toffoli: «Sogno le Paralimpiadi. Questo sport mi rende felice»

Il talento feltrino ha appena vinto il bronzo assoluto a soli diciassette anni. «Sono in carrozzina dalla nascita, ma per fortuna ho una buona autonomia. L’amore per l’arco? A nove anni vidi Oscar De Pellegrin con l’oro di Londra»

Gianluca Da Poian
Gabriel De Toffoli
Gabriel De Toffoli

Le Paralimpiadi sono il sogno fin da quando, all’età di 9 anni, in un ristorante vide la foto di Oscar De Pellegrin con l’oro conquistato ai Giochi di Londra. Gabriel De Toffoli è cresciuto nel mito del campione paralimpico bellunese e ad accomunarli non è solo l’affrontare il tiro con l’arco - e la vita - in carrozzina.

Mentalità, costante desiderio di migliorarsi, ambizione accompagnata comunque dalla volontà di continuare a godersi ogni istante del percorso di crescita. Peculiarità valse al giovane il bronzo assoluto conquistato battendo nella finale terzo posto il campione uscente Giuseppe Verzini alla freccia di spareggio, nel primo passo tra i grandi del classe 2009 di Feltre.

«Avevo voluto fortemente gareggiare con gli Junior nel bersaglio a 70 metri», racconta De Toffoli, formalmente ancora Allievo e che frequenta l’Itis a Feltre. «L’ambizione di ottenere un risultato importante c’era e i punti ottenuti nella fase di qualifica valsi l’oro di classe Junior si sono tradotti nel punteggio complessivo. In pratica, meglio di me avevano performato solo tre nazionali».

Un traguardo merito anche di Aldo Andriolo, tecnico degli Arcieri del Piave che segue Gabriel fin dal 2017.

«Negli scontri diretti ho vinto il primo match, salvo perdere la semifinale 6-0 contro il campione europeo a squadre Stefano Travisani. A ogni modo c’era da giocarmi il bronzo, peraltro con l’emozione delle telecamere a riprendermi come mai era avvenuto in passato. Affrontavo un avversario esperto, ma sono presto entrato in una bolla di concentrazione. Siamo rimasti in parità fino alla fine, così avevamo quell’ultima freccia di spareggio: io ho tirato presto firmando un 8… tendente al 9, lui ha colpito quasi nello stesso punto ma un po’ più distante dal centro».

Un traguardo gratificante e dedicato a tante persone.

«Da mio papà Daniele che spesso è in campo con me a mamma Federica, ai nonni Doriana e Ruggero che di chilometri ne percorrono tanti per portarmi. Oltre all’allenatore, naturalmente e a chiunque mi sostenga».

Dall’Assi al bronzo tricolore in neanche dieci anni ed è solo il prologo del cammino sportivo.

«Sono sulla carrozzina fin da neonato, perché venni operato poco dopo la nascita alla schiena. In ogni caso adesso ho un ottimo grado di autonomia e lo scorso anno mi è servita l’esperienza delle Paralimpiadi giovanili in Turchia. Prossimi obiettivi? Guardo a Coppa Italia e indoor di Novara, consapevole di avere margini di miglioramento nella tecnica di tiro. Di sicuro questo sport mi rende felice, soprattutto perché è l’unico nel quale anche chi ha una disabilità può gareggiare a pari condizioni contro atleti normodotati».

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