Teofoli: «Qualcuno salvi l’Alleghe»

ALLEGHE. La bomba esplode sulle rive del lago di Alleghe, ma il boato scuote tutto l’hockey italiano. 80 anni di storia non si cancellano così, senza lasciare tracce, e soprattutto non ci si può permettere di perdere una delle culle del movimento: che tra alti e bassi, tra successi (non troppi a dire il vero) e sconfitte. ha sempre occupato con dignità il suo posto sulla cartina geografica dello spaghetti-hockey. Se dicessimo che la notizia del possibile addio dell’Alleghe alla serie A è stata un fulmine a ciel sereno, probabilmente non diremmo la verità, ma in pochi si aspettavano che la realtà fosse così dura e cruda. Nemmeno il presidente della LIHG Tommaso Teofoli, il quale si dice «dispiaciutissimo», ma non ancora del tutto abbattuto.
Teofoli, l’annuncio del presidente Renato Rossi l’ha sorpresa?
«Sapevo che le difficoltà finanziarie della società erano di un certo rilievo, ma non pensavo che si arrivasse sino a questo punto. In cuor mio spero ancora che qualcuno apra gli occhi e possa salvare una società che è patrimonio di tutto l’hockey italiano».
Al di là della crisi economica che sta colpendo tutti i settori, dove nascono i problemi dell’Alleghe?
«La mia idea è che gran parte di questa situazione sia figlia della tragica scomparsa di Nilo Riva: lui era l’Alleghe, e negli ultimi anni si era formato un ottimo sodalizio con il presidente Renato Rossi, che però vive in Canada e non può seguire direttamente tutto ciò che riguarda la società. Ecco, credo che una volta scomparso Nilo Riva sia venuto a mancare il sostegno del territorio».
Dalle sue informazioni la situazione è già senza ritorno?
«Io continuo a sperare che qualcuno, e mi riferisco al mondo imprenditoriale della zona, possa davvero salvare l’Alleghe: i tempi tecnici ci sono ancora».
Per quando è fissata la dead-line delle iscrizioni?
«Oggi mi sono incontrato con i vertici della FISG: entro fine giugno le società dovranno presentare le documentazioni necessarie».
Materialmente, come funzionerà?
«La FISG certificherà i bilanci, e chi chiuderà l’esercizio in rosso l’anno successivo dovrà presentare un piano di rientro. Le società devono capire che il numero degli stranieri è l’ultimo dei problemi: se non affrontiamo e risolviamo la questione della sostenibilità finanziaria, tra 4-5 anni saremo a terra».
Alleghe a parte, il suo auspicio per la prossima stagione?
«Mi auguro di non dover assistere al giochino che capita tutti gli anni: società che dichiarano di essere senza soldi e poi a febbraio rastrellano il mercato sperando di risollevare le finanze con gli incassi dei play-off. Il problema è che lo scudetto lo vince una squadra sola, e per le altre è un bagno di sangue. Finchè non avremo capito questi passaggi non ne usciremo mai».
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