Niente contratto e Alberto Cecchin dice addio al ciclismo
Il feltrino non rientra più nei piani della Wilier Selle Italia. «Mi spiace sia finita così, a 28 anni avrei continuato»

FELTRE. Alberto Cecchin scende di sella. Dopo qualche settimana di attesa, il passista veloce di Lamen ha (quasi) gettatola spugna e scritto la parola fine alla sua carriera di ciclista professionista. In questi giorni la sua squadra 2017, la Wilier Selle Italia, è in raduno in Liguria per iniziare la preparazione in vista del 2018. Alberto, invece, è a casa. Non rientra nei piani della formazione toscano-veneta, alla quale proprio all’inizio del 2017 si era legato con un contratto annuale. Contratto che non verrà rinnovato. Nonostante un’annata più che discreta da parte di Cecchin, capace di lavorare per la squadra ma anche di ottenere qualche piazzamento brillante.
Il momento, per il ciclismo professionistico, non è facile. Le squadre, anche le World Tour, stanno riducendo gli organici e trovare spazio non è cosa semplice. Sono parecchi i ragazzi senza contratto: tra questi anche gente come Nicola Boem, il veneziano della Bardiani che vinse una tappa al Giro nel 2015, o l’ex enfant prodige Federico Zurlo.
«Mi dispiace sia finita così, mi dispiace perché il ciclismo è stato la mia passione, il mio lavoro, la mia vita» esordisce Cecchin. «Lo scorso anno firmai in extremis, a inizio gennaio, ma questa volta non sarà così. Un filo di speranza? Diciamo che quel filo ormai si è rotto».
«Avrei continuato volentieri, ho 28 anni e ancor qualche stagione l’avrei potuta fare. Invece mi tocca smettere, anche se non credo di meritarlo. È una scelta obbligata, non voluta. Mi spiace. Non solo per me ma anche per mio papà e mio nonno, che mi hanno trasmesso la loro grande passione».
Possibile che non ci sia proprio alcune possibilità di continuare a fare parte del gruppo?
«Ci sarebbero state un’opzione inglese e una malese, con due squadre Continental» dice ancora Cecchin. «Ma in squadre Continental ho corso tre anni e so che cosa vuol dire: poche corse, e corse di seconda o terza fascia. Inoltre, anche l’aspetto economico è relativo. In più, in questo caso, si sarebbero aggiunti anche lunghissimi periodi all’estero. Potrebbe aver avuto un senso se avessi vent’anni e mi stessi affacciando al mondo del professionismo. A 28 anni no. Meglio voltare pagina e attrezzarsi per il futuro». Chiusura amara per una carriera che comunque ha riservato al ragazzo di Lamen belle soddisfazioni anche se mai è decollata come le potenzialità del passista veloce feltrino potevano lasciar ipotizzare.
«Da professionista ricordo con piacere la vittoria nella quarta tappa della Flèche du Sud, al Giro di Lussemburgo, nel 2013» dice Cecchin. «Ma ricordo anche il Giro di Turchia ad aprile 2016 e, in particolare, la terza tappa: quel giorno, sul traguardo di Konya solo André Greipel riuscì a battermi».
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