Mennea e gli ultimi cinque metri che 32 anni fa valsero l’oro di Mosca

Erano le 20,10 di lunedì 28 luglio 1980 quando dai blocchi della corsia otto dei 200 metri dello stadio Lenin di Mosca Pietro Paolo Mennea scattava con quella sua classica partenza lenta e caracollante. Indossava un gigantesco pettorale numero 433 che quasi nascondeva la canottiera azzurra. Dopo uno stupendo ed emozionante recupero sullo scozzese Allan Wells (battuto per due centesimi) vinse l’oro a cinque cerchi in 20”19. Mennea era l’uomo più veloce del mondo perché nel settembre dell’anno prima aveva corso i 200 in 19”72. Lo chiamavano “freccia del Sud” e quando aveva 15 anni sfidò su una strada sterrata di Barletta una Porsche e un’Alfa Romeo per guadagnare 500 lire.
Oggi ricorre il 32esimo anniversario di quella straordinaria impresa. Mennea oggi fa l’avvocato-commercialista a Roma e ricorda con noi quella fantastica serata moscovita sotto gli occhi dei leader della sovietici.
Come arrivò a quell’oro?
«Quell’oro conquistato negli ultimi cinque metri, è frutto di come ho trascorso le 48 ore che hanno preceduto la finale. È stato lo spazio temporale della mia vita per il quale vado più orgoglioso. L’oro di Mosca è stato un traguardo desiderato e voluto con grande forza, con rabbia e determinazione».
Due giorni prima era stato eliminato in semifinale neo 100.
«Sì, sapevo che avevo poco tempo per ribaltare la situazione. In quelle 48 ore mi sono isolato, concentrato e mi chiedevo se ero diventato un atleta “normale”’ o se avevo ancora le mie carte da giocare. Ho affrontato i 200, dove ero il grande favorito, con un altro spirito, un’altra mentalità – racconta Mennea che in carriera vanta ben cinque partecipazioni consecutive alle Olimpiadi dal 1972 al 1988 –. Assieme al mio allenatore Vittori ho cercato di trovare le migliori condizioni ripassando quello che avevo fatto e avrei potuto fare”.
Lei è stato protagonista di una stupenda rimonta. Il telecronista Paolo Rosi sembrava quasi spingerla con la voce.
«Diciamo che dopo un discreto avvio all’uscita della curva ero in svantaggio. Nel rettilineo finale ho dato fondo alle mie energie e nel finale sono riuscito a spuntarla».
Cosa ricorda di quelle Olimpiadi “particolari” dove ben sessantacinque Nazioni tra le quali gli Stati Uniti boicottarono l’evento?
«Mi ricordo che nemmeno noi italiani eravamo sicuri di partecipare. L’Italia decise solo poche settimane prima di partire con una rappresentativa senza gli atleti militari. All’epoca mi aveva colpito la poca gioventù che c’era in giro in quei giorni a Mosca. Sicuramente il motivo era quello che i giovani non dovevano avere contatti con gli occidentali. Ricordiamo che dopo un decennio quella Russia cambiò il destino del suo Stato».
Usain Bolt potrà ancora abbassare il record del mondo di 100 e 200?
«Bolt è ancora l’uomo da battere ma dovrà stare attento a non commettere errori, non ha più margini così grandi nei confronti degli avversari come a Pechino 2008 o Berlino 2009. Il record del mondo? Dipenderà molto dalle condizioni metereologiche».
A Mennea è stata intitolata la stazione metropolitana Hight Street Kensington di Londra sulla Circle e District Line. Un giusto riconoscimento per il “bianco più veloce del mondo”.
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