Curling, la ricetta di Mariani. «Manca una leadership. Rifarei tutte le scelte»

Parla l’ex dt azzurro, aspettando il voto federale e una possibile riconferma. «La convocazione di mia figlia al posto della Romei? Una scelta che rifarei. Le Olimpiadi hanno lasciato poco a Cortina, molto di più a Milano e Roma»

Luca De Michiel
Marco Mariani
Marco Mariani

È una situazione particolare quella che ora sta vivendo il movimento del curling italiano. Da una parte le nuove squadre che si sono formate al termine del quadriennio olimpico stanno portando avanti un intenso programma di allenamenti e tornei internazionali, dall’altra la mancanza di un presidente e del nuovo consiglio federale della Fisg (si vota nuovamente il 24 ottobre) ha lasciato un vuoto tecnico che dovrà essere colmato nei prossimi mesi.

Intanto la federazione ha deciso di far disputare alle tre migliori squadre maschili e femminili un challenge ad inizio ottobre per decidere chi rappresenterà l’Italia agli Europei.

Di questo e dello stato di salute del movimento abbiamo parlato con l’ex direttore tecnico azzurro, il cortinese Marco Mariani.

Marco, che momento stiamo vivendo?

«Un periodo di transizione. Con la scusa della mancata elezione del presidente federale alla prima votazione c’è un momento di buco nella gestione del curling. Le varie squadre praticamente si stanno autogestendo ed autofinanziando, ci sarà questo challenge per gli Europei senza un direttore tecnico. Una soluzione momentanea visto che poi sarà il nuovo consiglio a prendere decisioni sul futuro».

Credi che dopo le elezioni verrà scelto un nuovo direttore tecnico?

«È tutto in divenire. Spero che venga scelta una persona competente e di livello. È fondamentale, adesso che si è creata questa situazione con diverse squadre. In realtà, ora come ora, non mi capacito di come chi si sia candidato consigliere non abbia ancora detto nulla sulla mancanza di una leadership nella gestione del curling, nessuno è entrato al momento nel merito della situazione che stiamo vivendo. Tra l’altro al momento non sono state iscritte la squadra maschile e quella femminile per le Universiadi, ma c’è solo quella del doppio misto».

Sono stati mesi di polemiche, sia via social che tramite procedimenti ufficiali, riguardanti il curling italiano. Ci sono stati anche pesanti attacchi verso di te. Ti senti tranquillo?

«La scelta che ho fatto con le convocazioni olimpiche (la figlia Rebecca al posto di Angela Romei, ndr) la rifarei subito, anzi avrei col senno di poi portato anche qualche altra giovane per Milano Cortina, che potesse fare esperienza. Sui social ci sono stati diversi post molto pesanti, che poi sono stati tolti. La Procura fa un lavoro ed è segreto, al momento posso dire che non ho alcuna pendenza a mio carico, sono state dette tante cose non vere. Tutto questo non ha sicuramente rasserenato l’ambiente, penso che si siano create divisioni per motivi personali e non per il bene del movimento».

Ora si è creata anche molta concorrenza, pensi possa essere un punto positivo?

«Rimane pur sempre una concorrenza tra piccoli movimenti, piazze piccole che spesso non hanno allenatori con corsi adeguati. Paghiamo la mancanza di figure tecniche, per diventare allenatore bisogna investire su se stessi, viaggiare, iniziare a farlo senza paga e poi raggiungere risultati per essere notati. La soluzione migliore ovviamente sarebbe quella di portare il curling nelle grandi piazze, le piste artificiali sono un buon inizio. Come legacy olimpica purtroppo a Cortina per il curling non è rimasto quasi nulla, mediaticamente invece ho visto che a Roma e Milano l’attenzione si è molto alzata verso questo sport».

Si sono chiusi per te due anni e mezzo in nazionale. Che bilancio tracci a mente fredda del tuo lavoro?

«Parto dal settore giovanile, dove abbiamo fatto ottime cose, predisponendo una buona base per questo quadriennio e per il futuro. Sono soddisfatto soprattutto al maschile, mentre con le ragazze c’era meno know-how. Nel settore senior sono arrivati ottimi risultati nei primi anni, abbiamo portato delle medaglie all’Italia, cosa impensabile fino a poco tempo fa. Siamo arrivati ad essere tra i migliori del mondo, ma poi verso le Olimpiadi la forma è calata. Negli ultimi due anni abbiamo fatto molta fatica anche come dinamica di squadra nei due team. Le sei medaglie in due anni non sono mai arrivate prima e le ritengo merito di un progetto partito nel 2016 con Gios e la Fisg, continuato da Claudio Pescia e ripreso al mio ritorno».

Cosa ha portato dunque Mariani all’Italia durante la sua guida tecnica?

«Prima di questo quadriennio abbiamo lavorato sugli stessi giocatori, guardando poco a cosa c’era intorno, ma non si poteva continuare a mettere energie e soldi solo su otto atleti, serviva qualcosa di nuovo. Quando sono tornato abbiamo investito molto, in tutto il contorno, andando a tenere in considerazione e a conoscere tutti i giocatori italiani. Un lavoro lungo ma che ha portato i suoi frutti».

Cosa pensi dei nuovi team di punta che si sono formati? Chi vincerà il challenge?

«Credo che quello tra Retornaz e Mosaner fosse un matrimonio “di convenienza”, non c’erano altri giocatori di così alto livello e loro, nonostante i caratteri diversi, hanno cercato di collaborare. Adesso con i giovani promettenti che sono arrivati le cose era normale cambiassero. I team di Joel e di Spiller secondo me hanno il 50 per 100 di possibilità di vincere, al 30 metto il team di Zisa. Al femminile vedo tutte e tre le formazioni allo stesso livello, anche se secondo me, nonostante tutto, Stefania Constantini rimane la favorita».

Cosa stai facendo ora? Se la nazionale ti richiamasse accetteresti?

«Ora sto collaborando con il Team Retornaz ed il Team Mariani, in futuro se mi contatteranno valuterò le varie situazioni».

Riproduzione riservata © Corriere delle Alpi