Cassol: «Il nostro calcio non è la serie A o si riparte al meglio o conviene il 2021»

Gianluca Da Poian / BELLUNO
Abbiamo parlato con lo Schiara, ma è un’analisi a 360 gradi la nostra. E di riflesso coinvolge le numerose squadre dilettantistiche bellunesi che giocano per divertirsi e vivono l’appuntamento domenicale come una festa.
Il ritrovo del paese al campo, il terzo tempo, il caffè dei giocatori al bar prima di andare al campo e così via. Tradizioni e momenti spensierati ai quali forse non davamo la giusta importanza prima del Coronavirus.
Eppure ora in tanti sarebbero disposti a dare chissà cosa pur di poterli rivivere. Dicevamo, ci siamo interfacciati con la squadra giallonera di Tisoi. Un primo posto nel girone R di Seconda Categoria, almeno sino a quando il calcio era la consolidata e piacevole routine settimanale.
Dunque in ballo, in paese, c’è il sogno di ritrovarsi ancora uno scalino sopra. La Prima Categoria vorrebbe dire qualcosa di enorme, non solo dal punto di vista sportivo. Eppure, in attesa di sapere se, come e quando verrà concluso il campionato 2019-2020, potrebbe non esserci neppure una festa.
Sarà promozione, oppure verrà data una semplice priorità in caso di ripescaggio? Difficile da stabilire. E il prossimo anno? Budget, sponsor, porte aperte o porte chiuse? Come si può far quadrare i conti? Se lo stanno domandando in tanti. Ovunque.
«Anche noi», ci spiega il direttore sportivo, Carlo Cassol. «Premessa. Fa piacere veder indicato lo Schiara come una realtà in cui si fa calcio per divertirsi. Questo è merito del lavorare bene e in maniera seria. Il salto in Prima Categoria noi teniamo molto a farlo, se ne avremo il modo e la possibilità. Dipenderà dalle decisioni della Lega Nazionale Dilettanti, in merito alla modalità con cui gestire la classifica fin quando si è giocato».
ECONOMIA
Mettiamo che, nel caso dello Schiara, giunga una meritata Prima Categoria. A quel punto però si porrebbe il tema della ripresa.
«E qui posso condividere quanto dichiarato dal presidente Nicola Giusti dell’Union Feltre ieri. Rimandare il ritorno in campo nel 2021 la ritengo corretta come soluzione. Certo, ciò significherebbe rivedere le formule o il numero di partite, rispetto a quanto eravamo abituati. Ma d’altronde andare a chiedere contributi ad aziende, negozi, bar e ristoranti sarà già dura. Così come sarà dura ricevere risposte positive. Forse conviene dare alle attività alcuni mesi in cui ripartire».
Più si scende di categoria e maggiore diventa l’importanza di quanto incassa il bar del campo sportivo. 500, 600 euro a partita, compresi i biglietti, hanno il loro valore, moltiplicato per il numero di partite. Dover scendere in campo settembre senza pubblico quindi piace proprio a poche persone.
«Il calcio è un gioco», prosegue Cassol. «Dobbiamo dimenticare il mondo della serie A, nel quale girano interessi ben diversi dai nostri. Qui è bello ritrovarsi a fare due chiacchiere con il signore del posto sulla partita precedente, stare in compagnia la domenica sino sera. Pensare dunque di giocare senza nessuno a vederti è proprio triste».
SETTORE GIOVANILE
Ancor di più sta emergendo in questi giorni il valore di investire su un vivaio.
«Aiuta eccome. Investi sul tuo futuro, consentendoti di guardare con minori ansie a periodi come quello che probabilmente arriverà al termine dell’emergenza. A breve termine però tante realtà avranno delle difficoltà. Per questo meglio rincorrere il pallone quando vi saranno le condizioni ideali, anche perché non va sottovalutato l’aspetto dei rischi sanitari». –
Riproduzione riservata © Corriere delle Alpi








